Torino Film Festival 29: vince "A anna veg" di Hafstein Gunnar Sigurdsson

cavea - cose da dire e backstage

Un fotogramma del film vincitoreA anna veg”, titolo difficile da pronunciare e da tradurre, dell’islandese Hafstein Gunnar Sigurdsson, vince il 29esimo Torino Film Festival. Un film che si muove sullo sfondo di paesaggi desolati e freddi islandesi rallegrati da musica pop anni 80; la storia racconta le vicende allegre ed un po' annoiate di due operai della manutenzione stradale. Un lungometraggio che ha diviso i cinefili tra beckettiani e kaurismakiani e che in ogno caso ha spiazzato le previsioni che fino all’ultimo rumoreggiavano sulla vittoria di "Le vendeur" o di "50/50".

"A anna veg" vince anche il premio Holden, con la motivazione: “Un film essenziale, beckettiano, girato sul filo di una linea di mezzeria tirata da un nulla ad un niente”.
A fine festa si fanno i conti, anche se le statistiche positive erano già arrivate al terzo giorno del concorso, e gli organizzatori riportano successi di pubblico, tra incassi e presenza in sala, ed un incremento del numero degli accreditati stampa rispetto agli anni precedenti. Successi sicuramente dovuti alla qualità della selezione dei film, ad una discreta comunicazione e, probabilmente, anche ad un’ottima gestione del territorio per l’accoglienza delle produzioni cinematografiche a cura della Torino film commission, come sottolineava Sergio Castellitto dal palco del Teatro Regio all’inaugurazione del festival.
Un festival che dovrebbe interrogarsi sulla propria personalità, spesso divisa tra essere ed apparire, e decidere meglio se puntare il dito sui contenuti o sulle paillettes. Un doppia anima ha mosso il festival e forse, in qualche modo, ne ha frenato il volo. Un’indecisione che probabilmente scontenta sia i puristi del cinema che gli avventori in cerca di intrattenimento. E sicuramente scontenta “la mole di precari” che si adoperano perché questo ed altri eventi possano aver luogo e sui quali, enti locali, direttori, registi ed attori, spesso precari pure loro, e lo star system tutto, forse dovrebbero fare qualche piccolo passo indietro e ripensare ad una città sistema in cui non si viva solo di apparire ma di una “continuità che si richiede agli eventi culturali ma che non si garantisce ai lavoratori.”
La giuria del festival, composta da Jerry Schatzberg (Presidente, USA), Michael Fitzgerald (USA), Valeria Golino (Italia), Brillante Mendoza (Filippine, assente alla premiazione), Hubert Niogret (Francia), ha assegnato il premio speciale della Giuria ex-aequo a "17 Filles" ("17 Ragazze") di Delphine e Muriel Coulin (Francia, 2011, 35mm, 90’) ed a "Tayeb, khalas, yalla" ("Ok, abbastanza, arrivederci") di Rania Attieh e Daniel Garcia (Emirati Arabi Uniti/Libano, 2011, HDCam, 93’)
Il premio per la miglior attrice è stato assegnato a Renate Krossner per "Vergiss dein ende" ("Andando a casa") di Andreas Kannengiesser (Germania, 2011, HD, 94’); quello per il miglior attore a Martin Compston per "Ghosted" di Craig Viveiros (Regno Unito, 2011, HD, 102’).
A seguire tutti gli altri premi: quello per il miglior documentario internazionale, assegnato a: "Les éclats (ma gueule, ma révolte, mon nom)" di Sylvain George (Francia, 2011, DVCam, 84’); menzione speciale, a: "The color of pain" ("Il colore del dolore") di Lee Kang-Hyun (Corea del Sud, 2010, HDCam, 136’)
Il premio Italiana.Doc per il miglior documentario italiano è stato vinto da "L’orogenesi" di Caldwell Lever; quello per il miglior cortometraggio italiano - premio italiana.corti - da "Via Curiel 8" di Mara Cerri e Magda Guidi (Francia, 2011, DigiBeta, 10’).
"Le vendeur" di Sébastien Pilote (Canada, 2011, 35mm, 107’) vince Il Premio Cipputi, per il miglior film sul mondo del lavoro; lo stesso film si aggiudica anche il Premio Fipresci.
Il premio "Spazio Torino" per il miglior cortometraggio realizzato in Piemonte è stato assegnato a "Se davvero, prenderò il volo" di Filippo Vallegra (Italia, 2011, DigiBeta, 9’)
Tra i premi cosiddetti “collaterali” Gianni Amelio si spende molto per il“Premio Bassan Arte e Mestiere. Il direttore ricorda con grande stima lo scenografo Davide Bassan con una sua citazione “Le cose belle se fanno col fil de fero”, e la giuria assegna questo premio a Marcus Rowland, scenografo del film "Attack the block" di Joe Cornish (Francia/UK, 2011, 35mm, 88’).


 

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