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Daria Jorioz: Della meditata composizione, della sublime compostezza, dell’armonia tonale. Guido Reni pittore

  • Scritto da Il Trillo
Raffaello (attr), La Perla di ModenaUn’esposizione temporanea incentrata su di un singolo capolavoro della storia dell’arte consente al visitatore di comprendere e approfondire cosa si cela “dietro l’immagine”, come affermava Federico Zeri. 
Fulcro della rassegna al Museo Archeologico Regionale di Aosta è la sontuosa pala d’altare di Guido Reni La Strage degli Innocenti, straordinario documento della cultura figurativa delineatasi tra lo scadere del XVI e i primi decenni del XVII secolo, di rientro dalla mostra francese del Musée Condé di Chantilly che conserva l’opera di Nicolas Poussin dedicata allo stesso soggetto. Se l’altissima considerazione raggiunta da Guido Reni presso i suoi contemporanei è un dato acclarato presso gli studiosi ma solo parzialmente percepito dal grande pubblico, attratto più dall’audace e tormentata vicenda caravaggesca, secondo una lettura a cui ha concorso in maniera sostanziale la critica d’arte del Novecento, la rassegna aostana che avvia il programma espositivo regionale 2018 ha il merito di riaprire il sipario sulla cristallina parabola artistica del pittore bolognese. 
Quella di Guido Reni è la vicenda esemplare di un autore spiccatamente dotato che, lungi dal poter essere relegato nell’ambito pur illustre dell’Accademia, rivela una straordinaria cifra pittorica sorretta dallo studio delle opere classiche, “alla bellezza delle quali egli era mirabilmente inclinato”, secondo le parole del Bellori, e illuminata dalla lezione di Raffaello, ineludibile chiave di lettura per la corretta interpretazione critica, qui delineata dal curatore Mario Scalini.
La sublime, raffinata compostezza del grande affresco dell’Aurora di Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma, commissionato dal cardinale Scipione Borghese e completato nel 1614, non cessa di affascinare il pubblico contemporaneo, che vi ritrova un idealizzato elogio dell’arte, un inno alla bellezza cristallizzato in una dimensione senza tempo. 
Analogo è il fascino esercitato dalle tele di soggetto profano, accomunate da un cromatismo misurato e raffinatissimo, e basti qui ricordare Le storie d’Ercole per il duca di Mantova Ferdinando Gonzaga conservate al Louvre, o ancora Atalanta e Ippomene, nelle due versioni del Prado di Madrid e del Museo di Capodimonte di Napoli. Come dimenticare l’equilibrio compositivo messo in atto da Reni nella narrazione del mito di Atalanta, ninfa imbattibile nella corsa, sconfitta con l’inganno da Ippomene? Nella nostra memoria visiva le due figure stagliate contro un cielo notturno che ne enfatizza l’incarnato algido si librano quasi in una danza divenendo archetipi di pura bellezza.
Ma è con La Strage degli Innocenti, eseguito per la chiesa bolognese di San Domenico, che Guido Reni raggiunge la maturità pittorica. Opera celebre e celebrata, la pala d’altare commissionata dal conte Berò, ora nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna, è l’ospite illustre intorno al quale è stata costruita questa mostra-evento al Museo Archeologico Regionale di Aosta, che intende svelare aspetti iconografici, stilistici, esecutivi, normalmente poco noti al grande pubblico. 
Senza dubbio La Strage degli Innocenti rappresenta un punto fermo della pittura italiana nei primi decenni del XVII secolo, quasi un ossimoro artistico in cui magistralmente coesistono drammaticità della narrazione e compiuta armonia formale. 
Il pubblico è invitato a cogliere la complessità e la qualità di un dipinto dalla perfetta graduazione tonale e dalla composizione studiatissima attraverso un percorso espositivo scandito dai testi dei curatori e arricchito da apparati multimediali, che concorrono a svelare le molteplici sfaccettature di questo capolavoro pittorico, vero “manifesto del raffaellismo di Guido Reni”.
La presenza in mostra della piccola, preziosa Perla di Modena delle Gallerie Estensi, ricondotta all’autografia di Raffaello dal curatore Mario Scalini, è un cammeo che rende questa rassegna ancor più affascinante, sottolineando la complessità di riferimenti della storia dell’arte e la ricchezza, ancora parzialmente inesplorata, dello straordinario patrimonio artistico nazionale che ci è stato consegnato in eredità e che è compito delle istituzioni culturali studiare, preservare, valorizzare e mostrare attraverso azioni come la realizzazione di questa esposizione.

Daria Jorioz, dirigente delle attività espositive della Regione autonoma Valle d'Aosta.

@il_trillo

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