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Bambini soldato e preti pedofili: il cinema di denuncia a Venezia 72

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
Un'immagine da 'Beast of no nation'Buona la seconda. "Venezia 72" decolla con un giorno di ritardo, dopo l’infelice apertura di "Everest", portando sulla scena il cinema sociale, dall’Africa agli Stati Uniti.
"Beasts of no Nations". Cary Fukunaga, dopo il successo televisivo di "True Detective", cerca di volare, raccontando la terribile realtà dei bambini soldato africani. Gli riesce a metà.
Il piccolo Agu (il tredicenne Abraham Attah, alla sua prima apparizione), scampa alla carneficina del suo villaggio e, in fuga, si unisce alla milizia del "Comandante" (dal nome volutamente omesso: uno vale l’altro) per sopravvivenza, non certo per interesse a combattere il governo centrale nigeriano. I chilometri di foresta percorsi caricando sulle spalle munizioni o compagni feriti, le prime uccisioni a colpi di machete, lo renderanno, suo malgrado, uomo. Uomo sbagliato, capace di azioni orribili. Da portarsi dietro anche quando l’incubo avrà fine e tornerà alla vita di bambino. La pellicola mostra fin da subito linearità eccessiva, prevedibilità che a tratti tracima in retorica quando la voce fuori campo di Agu si fa portatrice di continui sermoni che vogliono spiegarci la differenza fra il bene e il male. Una storia del genere dovrebbe assalire gli stomaci, non far guardare gli orologi. Per provarci, Fukunaga inserisce qua e là cruente sequenze di massacri, che risultano però avulse da un contesto che rimane troppo ordinario. La lunghezza è eccessiva per una trama così fragile. Emerge solo un evidente tema didattico, che ne fa un prodotto più adatto alla sezione giovanile "Alice nelle città" del "Festival di Roma", che al concorso ufficiale veneziano.
 
Altra storia per "Spotlight" di Thomas McCarthy, attore ormai più a suo agio dietro la macchina da presa, passato "fuori concorso" (ma perché?). Il grande ritorno del cinema d’inchiesta americano, con chiari richiami a Sidney Lumet (di cui McCarthy è stato assistente) ed Alan Pakula.
"Spotlight" è, ancora oggi, la task-force investigativa del quotidiano "Boston Globe", vincitrice del premio "Pulitzer" nel 2003 grazie al reportage pubblicato l’anno prima, che ha svelato seicento casi di abusi sessuali ad opera di oltre settanta preti cattolici della città. La vicenda portò alla rimozione del cardinale di Boston, Bernard Law, da allora trasferito alla chiesa romana di Santa Maria Maggiore.
L’inchiesta parte nel 2001, quando al giornale arriva il nuovo direttore Marty Baron (Liev Schreiber), che dietro la patina compassata è ben deciso a dare una svolta al "Globe", facendolo uscire dalla sua dimensione provinciale. Quando nei colloqui di presentazione il capo di "Spotligth", Walter Robinson (Michael Keaton), gli rivela la storia di un sacerdote accusato di molestie da alcuni fedeli, Marty indirizza fortemente il team su quel filone. Così Mike (Mark Ruffalo), Sacha (Rachel McAdams) e Matt (Brian D'Arcy James) si trovano a scostare, millimetro dopo millimetro, il pesantissimo coperchio di una storia che li sconvolge ancor più di quanto li coinvolga, scalando altezze pericolose e rimbalzando contro l’eterogeneo muro di gomma eretto ben oltre la curia: avvocati, politici, polizia, amministrazione. Fino al loro stesso giornale.
Ma lì fuori c’è qualcuno che vuole parlare. Come l’avvocato buono, Mitchell Garabedian (Stanley Tucci), outsider per scelta dopo essersi inimicato la potente Chiesa locale difendendo le vittime degli abusi.
E le vittime, tante. Survivors, sopravvissuti, perché in diversi non hanno retto il peso di quanto subito, scegliendo il suicidio. Altri sono finiti in braccio a droga o alcool. Vittime di un doppio tradimento, fisico e spirituale: se ad abusarti è il sacerdote con cui ti confidi ogni giorno, a chi puoi andarlo a rivelare?
Racconto serrato, che attanaglia grazie all’incalzante sceneggiatura di Josh Singer (ammirato nel recente "Il quinto potere", sulla vicenda WikiLeaks). Menzione anche per la fotografia a grani grossi del giapponese Masanobu Takayanagi ("Il lato postivo"), capace di ricreare perfettamente scenari e atmosfera di quegli anni. Il cast, impeccabile, è solo la ciliegina su un’ottima torta.
Uscirà il 5 novembre in Italia, un giorno dopo negli Stati Uniti.
Giusto in tempo per correre verso i premi "Oscar" 2016.
 
Il trailer di "Beast of no nation":
Il trailer di "Spotlight":

@il_trillo

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