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A Blast, di Syllas Tzoumerkas: Maria e la sua stagione all'inferno

  • Scritto da Enrico Zoi
Angeliki Papoulia in 'A blast'Grecia, anni 2000. Maria (Angeliki Papoulia) ha tre bambini, avuti dal marito, il marinaio Yannis (Vassilis Doganis). La coppia vive un amore irrequieto, ma forte e sincero. La donna ha una sorella, Gogo (Maria Filini), che ha problemi mentali ed è sposata con Costas (Efthymis Papadimitriou), vicino agli ambienti nazisti ellenici, una madre (Themis Bazaka) sulla carrozzina a rotelle e un padre (Giorgos Biniaris) più assente che presente. Tracollo economico della famiglia e black out psicologico di Maria viaggiano su convergenze parallele verso il finale del suo itinerario personale.
E' proprio vero che il linguaggio del cinema è universale, attraversa epoche e stili, oceani e montagne, guadi e tunnel, per approdare, nell'incontro/scontro dei temi e delle geografie, a sintesi talvolta inattese e, pur nella non perfezione realizzativa, decisamente interessanti. E' il caso di questo "A Blast" del neanche quarantenne regista greco Syllas Tzoumerkas. Il percorso individuale di Maria, una straordinaria ed intensa Angeliki Papoulia, riporta alla memoria alcune figure femminili del glorioso cinema americano a cavallo tra anni '60 e '70, in primis la Natalie Ravenna (Shirley Knight) di "Non torno a casa stasera" (1969, Francis Ford Coppola) e la Alice Hyatt (Ellen Burstyn) di "Alice non abita più qui" (1974, Martin Scorsese).
Ma il riferimento ai classici made in USA presto si arricchisce e insieme si stempera sia in brevi (ma significativi) viaggi in auto notturni che riesumano le inquietudini del David Lynch di certe scene di "Cuore selvaggio" (1990) e "Mulholland Drive" (2001), sia in una costruzione narrativa a tratti un po' confusa, ma spesso felicemente affine o comunque consapevole delle dimensioni ossessive ed oniriche del Christopher Nolan dell'ottimo "Memento" (2000).
E' in questo cocktail di contesti cinematografici che si snoda la saison en enfer di Maria, animata, come una Menade, da un innominabile fuoco sacro di amore, energia vitale, sesso, voglia di costruire e di ricostruire (il mondo, la famiglia, la Grecia): un flusso impazzito di coscienza e di incoscienza il suo, che, se da un lato, pervade di corroborante tensione emotiva ogni fotogramma del film, anche quello all'apparenza più di contorno (ma non ci sono riempitivi nel lungometraggio di Tzoumerkas, non ce n'è bisogno), dall'altro porta la donna, sorta di re Mida "satanicamente" rovesciato, a corrompere, suo malgrado, tutto ciò che tocca o crea e a fare terra bruciata di ognuno dei suoi mondi.
In tutto questo, non sembra esservi traccia diretta dell'attuale situazione della Grecia: la storia di Maria potrebbe essere ambientata in un qualunque Paese del mondo, tranne, forse, i due poli. Tuttavia, dandone una lettura simbolica, "A Blast" non impedisce di pensare ad una lunga metafora della difficile contemporaneità ellenica. Chi può dirlo?
A noi restano negli occhi e nel cuore tanto la coscienza, che comunque Maria ha, del suo grande avvenire dietro le spalle, quanto lo smarrito orizzonte della ricerca del suo tempo perduto.
Syllas Tzoumerkas, altro cineasta da seguire.
 
"A Blast" di Syllas Tzoumerkas.
Con Angeliki Papoulia, Vassilis Doganis, Maria Filini, Themis Bazaka, Giorgos Biniaris. Efthymis Papadimitriou, Eleni Karagiorgi, Christoph Berlet, Haris Attonis, Nikolas Piperas, Manoussos Gakilazos, Alkis Zoupas, Marso Fili, Konstadinos Voudouris, Vassia Bakakou, Lebo Masemola.
Drammatico. Durata 83 minuti.
Grecia/Germania/Paesi Bassi/Italia 2014.
In sala dal 27 agosto 2015.

Istituto Stensen Firenze, dal 4 settembre 2015.

@il_trillo

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