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Amarcort Film Festival: viaggio a Rimini tra cortometraggi, Fellini e le luci di Natale

  • Scritto da Enrico Zoi
Una Rimini in balia delle luci e delle canzoni di Natale accoglie per l'ottavo anno consecutivo la rassegna internazionale di cortometraggi Amarcort Film Festival, diretta da Simona Meriggi. Un piccolo grande vortice di shortfilms di ottima fattura, di incontri fra e con autori, esperti del settore, attori, nonché di proiezioni e chicche felliniane. D'altronde, il grande Federico era notoriamente di qui e la vista in diretta del Grand Hotel o di qualche altro angolo di Rimini rubato al cinema da Amarcord (e, perché no?, anche da La prima notte di quiete, di Valerio Zurlini, bel film dei primi anni '70, con Alain Delon) provoca sempre qualche salutare conseguenza cardiaca! Molti i premi assegnati. Ricordiamo i numeri uno, partendo dal corto che ha trionfato nella sezione Amarcort, la principale, scelto dalla Gran Giuria composta da Jacopo Chessa (Direttore del Centro Nazionale del Cortometraggio), da Christian Guinot (big del Festival di Clermont-Ferrand), da Enrico Vannucci (program advisor alla Biennale di Venezia), dall'attore Stefano Pesce e dal regista e documentarista Roberto Naccari.
Il Premio Amarcort è andato a Till day's end, dell'israeliano Amitai Ashkenazi. Poi gli altri. Premio Gradisca a A single life, degli olandesi Marieke Blaauw, Joris Oprins e Job Roggeveen; Premio Rex a Cuerdas, del catalano Pedro Solís García; Premio Fulgor a Il sogno di Giulia, di Luigi Schiavoni; Premio della Giuria dei Giovani a Senza parole, di Edoardo Palma; Premio Il Giro del Mondo in 80 Corti a Discipline, dell'egiziano/svizzero Christophe M. Saber. Premio Sceneggiatura ad Alessandro Grande per Malumara
Dopo essersi calati in questa rassegna un po' come Jackson Pollock nelle sue tele o come il Nanni Moretti in Roma sulla Vespa di Caro diario, non senza un occhio non distratto a piadine e piadizze, alle vestigia romane e allo splendido Tempio Malatestiano, salendo sul treno che ci porta via da Rimini, ci piace riconoscerci, pur con diverse implicazioni sentimentali, nel personaggio di Moraldo (Franco Interlenghi, alter ego di Fellini), nel finale de I Vitelloni, davanti ai cui occhi scorrono le immagini degli amici che sta lasciando, dormienti, in città. Lui con poca voglia di tornare, noi con l'intenzione di farlo e soprattutto portando a casa molte... impressioni di dicembre!
Come la tre giorni in Cineteca, dove l'esperto Nicola Bassano ha, con amore, illustrato agli studenti delle superiori l'alfabeto felliniano dalla A alla Z, proiettando scene memorabili, su tutte il movimentato pranzo di Amarcord, la cui comicità ha dimostrato di resistere alle stagioni e alle generazioni. Con il valore aggiunto, il primo giorno, della visita a sorpresa di Francesca Fellini, nipote del Maestro. E con la soddisfazione di chi scrive – perdonate la licenza personale - di essersi seduto sulla sedia da regista intitolata al grande Federico, stringendo in mano l'Oscar per Amarcord!
O come il coriaceo intervento di Stefano Pesce, noto principalmente per le fiction televisive, ma valente interprete anche teatrale e cinematografico (Da zero a dieci, di Ligabue; Ma che colpa abbiamo noi, di Carlo Verdone), il quale, nell'àmbito delle Storie di successo di Amarcort, ha presentato il film Leoni, opera prima (forse un po' light, tuttavia interessante per alcune valide idee visionarie e per l'intreccio), di Pietro Parolin, ambientata a Treviso e interpretata, oltre che dall'attore bolognese, da Neri Marcoré e Piera Degli Esposti, entrambi sempre in forma. Coriaceo e determinato Stefano Pesce: ha fatto un certo effetto la sua esortazione, destinatari i cineasti nella loro globalità, a lasciare Roma, una capitale dove, a detta sua, non c'è più voglia né entusiasmo, e a cercare – perché lì si trovano - nuovi sbocchi in provincia o in città di dimensione diversa. Pesce si sta rivolgendo all'imprenditoria veneta, il suo amico Pier Francesco Favino è approdato alla Pergola di Firenze.
Senza favoleggiare alla libro Cuore – non sono tempi deamicisiani i nostri -, ma con l'occhio quasi lucido dell'osservatore, abbiamo constatato poi il naturale affiatamento fra gli autori in concorso (giovani e giovanissimi e, soprattutto, davvero bravi) presenti al festival, sempre pronti a condividere esperienze ed emozioni e a chiudere la serata con un bicchiere comunitario in uno dei locali di Rimini.
Nella girandola dei giorni e degli eventi della rassegna (da Fabio Masi con Il decalogo di Vasco a Luca Elmi con Roman Citizen, dalle conferenze più tecniche, come quelle di Sarah Bellinazzi e di Chessa, fino ai Focus sui corti di Olanda e Polonia) e nell'atmosfera festivaliera (bisogna provarla per comprenderla ed apprezzarla), menzione speciale al lavoro dello staff di Amarcort, riassunto nel sorriso e nelle parole soddisfatte di Simona Meriggi: “L'edizione 2015 della nostra manifestazione ha visto un ulteriore balzo in avanti nella qualità e nella varietà dei corti presentati e nelle offerte di eventi. In conclusione, ringrazio il pubblico, gli ospiti, gli autori, il gruppo degli infaticabili collaboratori, gli sponsor e i tutti i sostenitori”.
Nella nebbia di questo scorcio di stagione, titoli di coda sulle note felliniane di Nino Rota, un brano a piacere.

1-6 dicembre 2015
RIMINI

Amarcort

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