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In sala Infernet, di Giuseppe Ferlito, un viaggio nei molti gironi della rete

  • Scritto da Enrico Zoi
Infernet, la locandinaÈ un poker, anzi un pokerissimo di storie Infernet, ultimo film di Giuseppe Ferlito. Sono infatti almeno cinque le sue vicende umane portanti che si connettono tra loro riproducendo nella realtà della fiction cinematografica la struttura a rete del web. C'è Don Luciano (Remo Girone), un sacerdote forse un po' distratto, ma certo ben calato nella realtà e impegnato a favore dei bambini immigrati, che viene accusato in maniera anonima, tuttavia brutale, di essere un pedofilo. C'è Claudio (Roberto Farnesi, suo tra l'altro il soggetto del film), un noto attore anche lui in prima fila a sostegno dei più deboli e della gente, ma che nasconde un lato oscuro. E poi Giorgio (Ricky Tognazzi), facoltoso imprenditore, vittima del vizio del gioco on line al punto da portare alla rovina se stesso e la propria famiglia. Quindi i giovani, con le storie di Sandro (Leonardo Borgognoni), ragazzo dal cuore grande il quale però sceglie di combattere la propria timidezza unendosi ad una banda di bulli, reali e social, capitanata da un coetaneo borghese e compagno di scuola decisamente fuori di testa (Viorel Mitu), e della minorenne Nancy (Giorgia Marin), che, pur di fare soldi, non esita a prostituirsi insieme a due amiche e a riprendere i clienti per poi ricattarli. Intorno a tali vicende, una miriade di altri link, ipertesti, personaggi, vite. La rete che si fa cinema.
Infernet, girato tra Verona e Firenze, presentato fra gli eventi collaterali della Mostra del cinema di Venezia, dove ha ricevuto il Green Movie Award, è un film insieme semplice e complesso.
È semplice nella misura in cui il meccanismo che Ferlito riesce a costruire consegna agli spettatori un'enciclopedia del crimine e dei pericoli del web (social, internet, chat, giochi, siti erotici) che è quanto di più diretto (allo stomaco) si sia visto ultimamente in sala: bullismo, droga, pedofilia, prostituzione minorile, omofobia, hackeraggio. Infernet è un'opera che fa stare male perché rappresenta il male con verismo e verosimiglianza, con quel corretto mix di interpretazione e rappresentazione della realtà e dei suoi fenomeni che è proprio dell'arte visuale, cinematografica e fotografica.
È in ogni caso un film assai complesso, in quanto l'idea geniale di descrivere uno spaccato della società di oggi, preda della rete, utilizzando una narrazione che, nella realtà, riproduce connessioni, pregi e difetti della rete stessa, è sì, come si diceva, un'intuizione diretta, ma è tutt'altro che immediata e facile da mettere in pratica in maniera credibile. Il lavoro di scrittura di Infernet, svolto con grande applicazione ed esiti di considerevole efficacia, produce un lungometraggio importante, in cui la spietata analisi di un presente che giustamente non piace non distoglie autori e interpreti dal delineare comunque la significativa presenza, in fondo al tunnel, di un riscatto trasversale a laicità e religione e a sanità e malattia, da cui emerge un senso della giustizia assai profondo.
Buona l'integrazione tra gli attori più famosi e i volti giovani, fra i quali ci piace segnalare, senza nulla togliere agli altri (tutti bravi), la notevole prova dell'esordiente interprete moldavo Viorel Mitu, decisamente out of mind.
 
Infernet
di Giuseppe Ferlito.
Con Ricky Tognazzi, Remo Girone, Roberto Farnesi, Laura Adriani, Andrea Montovoli, Massimo Olcese, Marco Profita, Daniel Pistoni, Leonardo Borgognoni, Viorel Mitu, Daniela Poggi, Katia Ricciarelli e i giovani allievi della scuola Immagina di Firenze.
Drammatico. 105 min. Italia 2015. In sala dal 28 aprile 2016.

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