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La pazza gioia: il cinema bello e umano di Paolo Virzì

  • Scritto da Enrico Zoi
La locandina di La pazza gioiaBeatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi) è una donna del jet set con evidenti problemi psicologici e di equilibrio. Vive nell'istituto di cura Villa Biondi, in Toscana, e ricopre di fiumi di parole e di sbalzi d'umore pazienti, medici ed operatori della struttura. Un giorno arriva come nuova ospite della casa Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti), giovane madre che si intuisce bella e tormentata sotto una seconda pelle di tatuaggi e di incredibile fragilità e ingenuità: a Donatella, ex cubista di discoteca, è stato tolto il figlio, adottato da un'altra famiglia. Nella loro profonda diversità umana, Beatrice e Donatella vivono il comune destino di donne che devono seguire una terapia di recupero a seguito di una sentenza. In qualche modo, tra strappi e dolcezze, divengono amiche. Finché un giorno un ritardo nel pulmino che le deve ricondurre all'istituto insieme alle altre pazienti non mette loro su un piatto d'argento l'occasione di scappare e godere di un'inattesa pazza gioia.
La distinzione un po' semplicistica fra bello e brutto di solito non ci piace. È troppo semplice, anzi è semplicistica. Tuttavia, di fronte all'ignoranza cinematografica che alcune – sempre troppe – pellicole di successo trasmettono al pubblico, quando si entra in sala per assistere alla proiezione di un'opera di Paolo Virzì, è più forte di noi: il termine 'bello' arriva, lo richiede il film, non ne trovi un altro per esprimere un giudizio. E sei felice perché hai la conferma che, da qualche parte, il bello ancora esiste e che c'è qualcuno in grado di trovarlo ed elaborarlo con cura ed amore per i sentimenti, per la professionalità e per l'intelligenza degli spettatori.
La pazza gioia di Virzì è un film bello, molto bello, con una storia ben scritta che una mano greve avrebbe potuto far scivolare dopo dieci minuti sui canali della retorica e della lacrima facile, ma che, invece, fugge sapientemente da tutto ciò, giungendo ad un cinema profondamente e semplicemente umano.
La vicenda di Beatrice e Donatella si muove lungo la costa toscana cara al regista, con rimandi e omaggi a Qualcuno volò sul nido del cuculo (Milos Forman, 1976), al Sorpasso di Dino Risi (1962) e a Thelma & Louise (Ridley Scott, 1991), inserendosi a pieno titolo nel solco di questi capolavori e 'dimenticandoli' grazie alla propria originalità, ed è vivificata da due interpretazioni straordinarie: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti regalano un esempio ed un insegnamento di come si possa e si debba calarsi in un personaggio, di come si possa e si debba essere se stessi eppur rappresentare con arte e passione i propri alter ego in un'opera di fiction che tocca temi importanti (l'adozione, il suicidio, la depressione, la ricerca della felicità), e di come si possa e si debba recitare. Recitare davvero.
I loro sguardi, gli accessi d'ira, le terribili malinconie, le alzate d'ingegno, le sofferenze, i colpi di testa, i casi avversi della vita, l'indifferenza e l'ipocrisia delle situazioni e delle persone che hanno fatto e condizionato le loro esistenze, la solare e insieme tempestosa umanità dei pianti e dei sorrisi con cui illuminano lo schermo, il loro desiderio di serenità e semplicità di donne diversamente ferite: tutti mondi e squarci di universi che le due attrici concretamente incastonano in una confezione filmica di grande qualità, scevra da ricercatezze o facili estetismi, dotata dei tempi e dei ritmi giusti, per la quale non possiamo che ringraziare Virzì (e Francesca Archibugi, che con lui ha scritto la sceneggiatura).
 
La pazza gioia
di Paolo Virzì.
Con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Anna Galiena, Marisa Borini, Marco Messeri, Bobo Rondelli.
Commedia drammatica. Durata 118 min. 2016.
In sala dal 17 maggio 2016.

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