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Venezia 73: tre film italiani, scelta difficile, e poi Ford, Konchalowski, Brizet, Argento

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
Un dettaglio del manifesto ufficialeLa prima notizia è che il "buco" non c'è più. La voragine lasciata a futura memoria per celebrare ogni anno le esequie dell'utopia del nuovo "Palazzo del Cinema", abortita sul nascere, è finalmente alle spalle. Anzi di più: «Sopra di essa è stata edificata una nuova sala proiezioni - annuncia soddisfatto il presidente della "Biennale", Paolo Baratta, notoriamente ostile al termine "buco" - che ospiterà l'altra novità della Mostra del Cinema di Venezia 2016: la sezione il cinema nel giardino». Ne consegue un riallestimento della cittadella del cinema, che pareva a rischio estinzione dopo i progressivi rimpicciolimenti delle ultime edizioni.
Stavolta viene dilatata («come l'offerta cinematografica», assicura Baratta) e vi troverà posto finalmente lo stand della "Rai", media partner della Mostra, oltre a numerose iniziative collaterali. Una su tutte, "l'Uovo" di Enrico Ghezzi: uno spazio di continuo work in progress al centro del "Movie Village", con incontri, anteprime, proposte, ma soprattutto aperto a tutti. Ed eccola l'offerta cinematografica, per bocca del direttore della "Mostra del Cinema" Alberto Barbera, che rivela subito la tendenza di quest'anno: «Oggi i cineasti facendo finta di parlare di altro - spiega - in realtà trattano esclusivamente il presente, i grandi temi dell'esistenza. Dalle responsabilità individuali di fronte alla guerra, alla violenza, fino alla dimensione più intima relativa ai fondamenti dei rapporti umani. E per farlo, attingono sempre più alle altre discipline artistiche, come abbiamo potuto notare nel selezionare i titoli che ci sono stati proposti».

Sono ben 1468 i film visionati, di cui 125 italiani, per arrivare ai 55 delle tre sezioni principali. Nel concorso ufficiale, spicca la massiccia presenza del cinema USA (sette fra produzioni e coproduzioni), capitanata da Tom Ford con "Nocturnal Animals", thriller tratto da un romanzo di Austin Wright con un supercast di attori (Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Amy Adams, Laura Linney, Isla Fisher). Restando in ambito letterario, il francese Stéphane Brizet presenta "Une vie", dall'omonima opera prima di Maupassant.
Cambiamo disciplina passando al teatro: due le pièces che hanno ispirato nientemeno che Wim Wenders e François Ozon, consentendogli di realizzare "Les beaux jours d'Aranjuez" (in 3D) e "Frantz". Ad impreziosire il concorso ufficiale, Andrei Konchalowski, acclamato al Lido nel 2014 per "Postman's white nights", presente stavolta con "Rai (Paradise)", sul tema dell'Olocausto. Ma anche Lav Diaz, Emir Kusturica (nel suo "On the Milky Road" ritroviamo anche Monica Bellucci), Denis Villeneuve, Terrence Malick, Pablo Larrain ("Jackie", ovvero i quattro giorni successivi all'omicidio di John Kennedy). E due scommesse: "Brimstone", western interamente realizzato in Europa dall'olandese Martin Koolhoven e "El Cristo ciego", opera prima del cileno Christopher Murray in cui viene portata alla luce con occhio pasoliniano la penosa realtà dei minatori del nord del paese latinoamericano.

Scommesse anche fra i tre italiani in concorso («difficili da selezionare, in un panorama nazionale che ormai predilige quantità a qualità e si butta sulle commedie mainstream», commenta amaro Barbera). Il 42enne Roan Johnson sbarca al Lido con una commedia assai gradita allo stesso Barbera, interpretata da attori giovani e semisconosciuti. E poi "Spira mirabilis" documentario itinerante realizzato con meno di centomila euro da Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, coppia artistica e anche nella vita. Non una scommessa, ma un ritorno, è invece quello di Giuseppe Piccioni con "Questi giorni", racconto contemporaneo di quattro adolescenti. Fuori concorso troneggia l'esordio in laguna di Paolo Sorrentino, con la proiezione dei primi due episodi di "The Young Pope", serie televisiva destinata a "Sky".

Occhio anche al francese Philippe Falardeau, che in "The Bleeder" racconta le vicende di Chuck Wepner (interpretato da Liev Schreiber), il pugile che ha ispirato la saga di "Rocky". Chiusura affidata al remake de "I magnifici sette" diretto da Antoine Fuqua. I cinefili accaniti avranno le loro proiezioni di mezzanotte: il manga giapponese "Gantz:O" sabato, la versione restaurata di "Zombi" il venerdì, presentato in sala da Dario Argento e Nicolas Winding Refn (appassionato di Romero).

Fra i sette documentari, da non perdere quello in 3D su Nick Cave, in vista del nuovo album che uscirà in contemporanea alla "Mostra del Cinema". Ma anche Francesco Munzi, che in "Assalto al cielo" racconta il '68 italiano attingendo al materiale dell'"Istituto luce", e soprattutto "Our war", focus sui combattenti curdi che hanno fronteggiato l'Isis in Siria. La citata sezione "Cinema in giardino", marcatamente autoriale, doveva essere interamente italiana, ma i nostri registi non ci hanno creduto appieno. Comunque grandi nomi: l'habitué del Lido James Franco rilegge "La Battaglia" di John Steinbeck, Michele Santori firma un interessante documentario sui bassifondi di Napoli ("Robinù"). E per non dimenticare che il cinema è fatto prima di tutto da individui, Venezia 73 è espressamente dedicata a Abbas Kiarostami e Michael Cimino, scomparsi negli ultimi mesi (come duplice omaggio, verranno proiettati un documentario sulla vita del maestro iraniano e "L'anno del dragone" di Cimino), così come da quest'anno verrà raddoppiato il "Leone d'Oro alla carriera": i primi due verranno consegnati a Jean-Paul Bemondo e Jerzy Skolimowski.

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