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Venezia 73: si apre senza cena di gala ma con il musical La La Land

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
La La LandSi cammina a testa bassa, al Lido, con gli animi ancora segnati dalle immagini ben impresse dei 300 morti di una settimana fa, riecheggianti fino a stordire la classica atmosfera festosa di inizio festival: la cena di gala per il vernissage della Mostra del Cinema, quest’anno è stata saggiamente annullata. E ci si muove in punta di piedi: la presenza everytime & everywhere della security ci ricorda l'esistenza di (vere o presunte) minacce esterne. Tutti intorno all’area cinema campeggiano eleganti jersey blu, spuntati ques’anno per chiudere le strade e consentire il passaggio alle bici (rigorosamente condotte a mano) e alle poche vetture elette, e metal detector certificanti la buona condotta di chi accede alle sale della proiezione. Benvenuti a Venezia 2016. Ma poiché l’arte è fatta principalmente di contrasti, l’apertura del concorso ufficiale è stata beffardamente affidata (da un programma stilato ben prima del terremoto) allo spensierato musical “La La Land”, con cui il 31enne Damien Chazelle salta il guado e arriva alla realizzazione di un film espressamente musicale, dopo aver già toccato la materia nelle sue precedenti opere. A partire dall’ultima, l’apprezzatissimo “Whiplash”, nel 2014. Apertura in parte italiana, data la coproduzione Rai Cinema (a proposito: bentornato allo stand dell'emittente nazionale, finalmente riposizionato all'ingresso del Movie Village), con distribuzione 01 che lo porterà nelle sale nazionali dal 26 gennaio prossimo.
Musical atipico per la voluta mancanza di coralità, poiché ruota intorno a due soli personaggi: Sebastian (Ryan Gosling), irrisolto e disoccupato pianista jazz, talebanamente sprezzante verso ogni altra forma di musica, e Mia (Emma Stone, che nel 1999 esordiva undicenne nel cinema proprio con un musical, “Il vento fra i salici”), aspirante attrice che scandisce le giornate fra infruttuosi provini e il bancone del bar dove lavora (quello dentro l'Actor's Studio, per l’appunto).
Prima parte desrittiva e spensierata, in cui i due si cercano per tutta Los Angeles dentro a piani sequenza svolazzanti che diventano arabeschi. Prima che allo spettatore sopraggiunga il mal di mare, Mia e Seb si attraggono definitivamente. Ma un legame fra personalità creative, per di più in aperta rampa di lancio, non può essere lineare. Ci provano, a progettare un abbozzo di nido. Riconoscono nell'altro i propri sogni, generati da una passione che entrambi riescono a vivere standone solo ai margini. Mettendo in file parallele i rispettivi tentativi di accedere a quei due universi, cinema e musica, che non cessano di respingerli. Il tutto dentro la perfetta cornice di una L.A. castrante ogni ambizione, rappresentata attraverso i suoi stereotipi fatti di code chilometriche sulle strade e parties a bordo piscina. Arriva il punto in cui appare chiara la necessità di una scelta, palesata nei quindici minuti finali: una sorta di “Sliding Doors” con divagazioni lynchiane, e un inevitabile appuntamento alla prossima.
Musiche a parte (ovviamente elemento portante dell’opera), salta agli occhi la curata e azzeccata scelta di costumi, i cui colori riflettono il susseguirsi degli stati d’animo nei vari passaggi del racconto. Film brillante ma non quanto vorrebbe, che alterna una certa freschezza dei dialoghi fra i protagonisti ad un plot a tratti scontato, che viaggia ad un numero di giri davvero troppo basso.
Ne viene fuori un musical gradevole, in cui ci si può divertire a vedere due star hollywodiane cimentarsi su terreni mai visti, ma che non regge le oltre due ore di proiezione. Sicuramente ambizioso, il limite di “La La Land” è proprio il puntare troppo in alto.
Venezia l’ha comunque salutato con applausi: se serve ad allentare il cielo pesante di questi giorni, ben venga.
 
dal 31 agosto al 10 settembre 2016
Lido
VENEZIA

73° Mostra del cinema

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