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Venezia 73: Il Cristo del III millennio nell'opera prima di Christopher Murray

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
El Cristo ciegoDopo le esplicite (e riuscite) citazioni pasoliniane dello scorso anno, con la commovente operazione di “Non essere cattivo”, opera postuma di Claudio Caligari portata fuori concorso a Venezia 72, le atmosfere delle miserie umane di periferia vengono riproposte, stavolta nel concorso ufficiale, da "El Cristo ciego", opera prima del trentunenne cileno Christopher Murray.  Un Cristo di nome Michael (Michael Silva, unico attore professionista del film) che si aggira per le terre arse, poverissime, del nord del Cile, fra baracche di lamiera e case senza il tetto. Dove tenta, realmente ma invano, di curare malesseri e malattie con l’imposizione delle sole mani e al contempo solidarizza con i reietti del terzo millennio, che sognano carriere da calciatori e si stordiscono fumando coca. I miracoli che inevitabilmente fallisce radicalizzano sempre più la sua condizione di reietto. Scacciato, umiliato ad ogni tappa, porge impeccabilmente l'altra guancia, ma lo fa covando un rancore talmente atavico da sublimarsi in non violenza.
Inseguendo il suo Cristo, Murray discede fra le penose condizioni di una terra devastata e impoverita dallo sfruttamento delle grandi compagnie minerarie, si serve dell’obiettivo per portarci fra i diseradati abitanti della comunità locale, restituendo un'esposizione di volti che da sola costruisce la scenografia del film. Storia minimalista, un’essenzialmente classica parabola dell'andata e del ritorno, che trova il suo valore aggiunto nell'umiltà della messa in scena e nell’angosciante forza delle immagini.
 
Subito a ruota, fuori concorso è passato l'atteso "American anarchist" di Charlie Siskel, già premio Oscar come produttore di “Bowling for Columbine”. Un intervista/documentario a William Powell, autore nel 1970 del discusso libro "The anarchist cookbook", compendio per la realizzazione casalinga di esplosivi e armi di ogni tipo. L’intervistato spende ognuno degli 80 minuti di durata per ribadire l’abiura di quanto scritto 46 anni prima, ma resta il fatto che la sua pubblicazione ha ispirato, espressamente o meno, gli autori della maggiori stragi susseguitesi negli Stati Uniti da Columbine in poi. Oltre a ciò, aspetto ben inquietante, è stato il libro più venduto negli USA su Amazon per diverso tempo. Le parole del’ormai sessantacinquenne William sono limpide, portano a tratti risvolti gustosi, e vengono intervallate da immagini di repertorio relative ai peggiori massacri della storia recente ad opera di studenti o poco più, che non possono che far virare Bill verso un inevitabile rimorso. L'uomo, partito in adolescenza da radici anarchiche, è stato poi capace di rimettere a posto la sua vita, divenendo un educatore operante sul disagio nell'apprendimento, per arrivare a dirigere varie scuole in giro per il mondo. Davanti a lui, le ficcanti domande di Siskel portano l'attenzione di chi guarda oltre a quell' incauto ragazzo di 19 anni, pur senza assolverlo dall’aver scolpito quel macigno che ha comunque segnato la sua vita e quella di tanti altri. Vita finita inaspettatamente poco prima del festival di Venezia: William Powell è morto lo scorso luglio.

@il_trillo

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