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Venezia 73: il manifesto antiguerra di Mel Gibson in "Hacksaw Ridge"

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
Un'immagine dal film di Mel GibsonLa prima mezz’ora dopo il film è solo un nodo allo stomaco. Quando inizia a dipanarsi, arriva tutto il resto. Che è tanta roba. Nelle cinque proiezioni lidensi, “Hacksaw Ridge” ha mietuto applausi come nessun altro quest’anno. Mel Gibson, la lunga barba bianca per ricordare che ormai è lontano dall’eroe impulsivo di “Arma Letale”, li raccoglie con l’espressione serena di chi sa che non poteva andare diversamente. La sua opera è, ahimè, fuori concorso per scelta della produzione: ufficialmente motivi commerciali, in realtà quando è in ballo un personaggio come Gibson (non certo comodo, per via delle sue posizioni teologiche radicali) a conti fatti i rischi superano i benefici, considerato che sarà un film destinato comunque a mietere i botteghini di ogni continente.
La storia (realmente accaduta). 1945: Desmond Doss (la faccia pulita di Andrew Garfield) è un giovane della Virginia come tanti. Famiglia avventista, padre alcolizzato incapace di elaborare il pur presente sentimento di attaccamento verso i figli; molto peggio va alla moglie, a più riprese umiliata e picchiata. Unico esempio da seguire, il fratello, cresciuto con lui in quello stretto contatto necessario per non andare a fondo nell’annichilente palude familiare. Entrambi aiutati da una profonda fede, ça va sans dire. Fratello che un giorno torna a casa con indosso la divisa della fanteria USA: a giorni partirà per il Giappone, verso la guerra che nel Pacifico sta per vivere i suoi ultimi e più cruenti giorni. Vederlo in uniforme e arruolarsi a sua volta, per Desmond è un tutt’uno. In ambiente militare però, la religiosità rappresenta un ostacolo per il ragazzo, che dell’esercito vuole essere un soccorritore e ribadisce davanti a ogni grado di comando la propria indisposizione al contatto con qualsiasi arma. Attirandosi l’ostilità dei superiori, non disposti a tollerare il dissenso in una fase così dura del conflitto, e a caduta quella dei commilitoni, che lo giudicano poco più che un ritardato. Solo il sergente Howell (Vince Vaughn) capisce la forza della scelta di Desmond e dopo le sfuriate iniziali gli riserva una parvenza di paterno rispetto. Rispetto che affiorerà anche dagli altri, una volta che il tribunale militare avrà assolto il giovane dall’accusa di tradimento, ratificandone il diritto ad andare in battaglia, pur da obiettore di coscienza. A Hacksaw Ridge, dirupo inespugnabile alto più di centro metri, per di più sovrastato da bunker giapponesi a difesa di Okinawa, i battaglioni USA si infrangono uno dopo l’altro. Quello di Desmond non fa eccezione, mentre lui riesce a calarsi all’istante nel puro inferno che lo circonda e fare quello per cui è andato lì: il suo dovere. Ma anche ben di più, dato che Desmond Doss, rientrato in patria dopo la fine della guerra, fu insignito dal presidente Truman della medaglia d’onore al valor militare, primo obiettore di coscienza a riceverla, per i settantacinque suoi commilitoni a cui salvò la vita in quel giorno e mezzo trascorso in cima a Hacksaw Ridge.
Dopo esserci allacciati le cinture nella prima parte narrativa, dalla metà in poi si resta soli con i braccioli della poltrona del cinema come unico alleato da stringere, mentre si viene avvolti da scene di battaglia in cui la camera stringe sui corpi fino a diventarne un’estensione, quando colpiti da proiettili compiono tremende evoluzioni prima di abbandonare questa terra. Intendiamoci: anche “Hacksaw Ridge” è permeato dal primo all’ultimo minuto dalla spessa coltre di religiosità che caratterizza la vita e a tratti ha appesantito la produzione del regista da un decennio. Ma, d'accordo o meno sugli aspetti teologici, il nostro sguardo stavolta non può disconoscere il valore, la completezza di un film di evidente quanto forte impatto visivo, oltre che emotivo. Gibson, pur mantenendo la rotta della sua intransigenza cinematografica, firma il più efficace degli spot contro la guerra portandoci al centro della guerra stessa, analogamente a quanto Clint Eastwood fece due anni fa con “American Sniper”, scatenando le polemiche di chi non comprese l’operazione.
Nelle sale USA dal prossimo novembre, poi arriverà in Italia grazie a Eagle Pictures. Si presume in inverno, culmine della stagione cinematografica.

@il_trillo

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