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Venezia 73: a Lav Diaz un Leone d'Oro che premia il cinema d'autore

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
Hang Babeng HumayoNessuno lo ammette. Ma ogni spettatore, in particolar modo se operatore, ovvero ogni presente al Lido per tutta la Mostra del Cinema, quando inizia la cerimonia di premiazione spera che il “Leone d’Oro” vada a un outsider passato quasi inosservato, visto da pochi. Magari brutto, come purtroppo spesso accaduto negli ultime edizioni, ma l’ultima sera rappresenta comunque un film in più da vedere, recuperandolo nella tradizionale proiezione di fine rassegna. Bulimia da festival. Quest’anno non è andata così male. A vincere è un’opera di assoluto pregio, anche se non di facile lettura: The women who left”, del filippino Lav Diaz. Torrenziale (3 ore e 40) percorso espiatorio di una donna, reclusa ingiustamente 30 anni per un omicidio non commesso, che una volta uscita dal carcere cerca di ricomporre i pezzi della propria vita rimasti sotterrati per troppi anni.
La scarna pattuglia italiana, formata da un ottimo apice, “Spira mirabilis” e due tralasciabili pedici (“Piuma” e “Questi giorni”), non porta a casa neppure un premio collaterale: che serva da lezione.
Cerimonia snella ancor più quella dello scorso anno: dal palco Sonia Bergamasco, affascinante quanto adeguata madrina della rassegna, prima di passare subito ai premi ringrazia di rito il presidente della “Biennale” Paolo Baratta e del direttore della “Mostra” Alberto Barbera, che seduti in prima fila non prendono la parola.
A essere chiamato sul palco, è invece Lav Diaz, per ricevere il “Leone d’Oro” premio votato dalla giuria, quest’anno presieduta da Sam Mendes. Giuria che, assegnando gli altri premi, ha cercato di non lasciare fuori nessuna delle opere più interessanti viste in questi dieci giorni. Riuscendoci solo in parte.
Leone d’Argento per la migliore regia, ex aequo, ai discutibili “La région salvaje” di Amat Escalante e “Paradise” di Andrei Konchalowsky (lo vinse anche nel 2014). Saga familiare con tocco extraterrestre la prima, ennesimo film sull’Olocausto il secondo, capaci nei giorni di proiezioni di mettere d’accordo pubblico e critica sul loro scarso valore.
Premio speciale della Giuria: “The bad batch”, di Ana Lily Amirpour. Feroce fantasy ambientato fra gli aridi deserti texani.
Gran premio della Giuria allo scioccante “Nocturnal Animals”, di Tom Ford.La "Coppa Volpi" per la "migliore interpretazione femminile" se la porta meritatamente a casa Emma Stone, dopo aver ballato per tutto “La La Land”, quella per la "migliore interpretazione maschile" a Oscar Martinez, protagonista di “El ciudadano ilustre”.
"Premio Marcello Mastroianni" ad un giovane attore o attrice emergente: Paula Beer, ventunenne interprete dell’elegante “Frantz" di François Ozon
Premio per la migliore sceneggiatura a “Jackie” di Pablo Larrain. Magnetico riitratto, quasi un atto d’amore, di Jaqueline Kennedy, ambientato nelle ore immediatamente successive all’omicidio del marito e interpretato da una perfetta Natalie Portman.
 
In seconda fila, la Sezione "Orizzonti", spesso portatrice di ottime visioni: ecco i premi consegnati dal presidente di Giuria, il regista francese Robert Guédiguian.
Miglior film: “Liberami”, di Federica di Giacomo. Apprezzatissimo documentario su un aspetto poco conosciuto: il ritorno dell’esorcismo nell’Italia contemporanea.
Migliore regia a “Home”, di Fien Troch.
Premio speciale della Giuria a “Koca Dunya”, di Reha Erdem.
Migliori interpretazioni: maschile a Nuno Lopes per “São Jorge”, femminile a Ruth Diaz, presente in “Tarde para la ira”.
 
Gli altri premi.
"Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima - Luigi De Laurentiis" a “The last of us” del tunisino Ala Eddine Slim. Un delicato racconto per immagini su un tema attuale quanto tragico: una traversata dal Nord Africa all’Europa per due migranti che avranno sorti opposte.
 
E infine le sezioni autonome.
Nella "Settimana della Critica" il premio è tradizionalmente assegnato dal pubblico, che ha preferito il colombiano “Los Nadie”, di Juan Sebastian Mesa. Storie di irrequieta adolescenza che si dipanano nelle dure periferie di Medellin.
Nelle “Giornate degli Autori” a vincere è l’interessante, durissimo documentario che ci riporta alle proteste contro Bashar al-Assad, iniziate in Siria nel 2011: “The war show”, firmato dal sodalizio siriano danese Obaidah Zytoon e Andreas Dalsgaard.
 

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