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Intrecci: identità, comunicazione, partecipazione

  • Scritto da Enrico Zoi
Una serie televisiva prodotta da alcuni Comuni fiorentini. Si intitola “Intrecci” e sarà presentata in anteprima domenica 29 marzo alle 11 al Cinema Odeon di Firenze. Un'esperienza nuova: una fiction che parla di integrazione e multiculturalità e ha coinvolto come attori e cosoggettisti persone italiane e straniere che vivono in provincia di Firenze. “Intrecci” è promosso dal Comune di Pontassieve, insieme ai Comuni della Comunità Montana della Montagna Fiorentina, del Valdarno fiorentino e di Bagno a Ripoli e Impruneta, col supporto di Mediateca Regionale Toscana Film Commission. La serie è di 10 puntate di 10 minuti l'una e vede l'amichevole partecipazione di Carlo Monni e Novello Novelli, oltre agli altri 60 interpreti. La regia è di Giacomo De Bastiani, la sceneggiatura di Alain Bichon e dei fondatori dell'associazione culturale Nanook.
«'Intrecci' – spiega De Bastiani - è incentrato sui temi dell'immigrazione, trattati in modo diretto insieme ai protagonisti reali. Infatti le storie sono state scritte dopo aver ascoltato le esperienze degli interpreti. Abbiamo adottato il format televisivo per 'attirare' maggiore interesse sul tema e vederlo con gli occhi dei 'protagonisti'. Oltre a Monni e Novelli, ricordo la collaborazione per la colonna sonora dell'Orchestra multiculturale Musipolitana di Alessandro Di Puccio e del duo rapper albanese Neglizi & Mr. Tuka».
L’obiettivo di “Intrecci” è far crescere la consapevolezza della complessità culturale che caratterizza il nostro tempo mettendo in evidenza le trasformazioni culturali della vita quotidiana. Un’esperienza importante che tramite la telecamera offre una possibilità di confronto per restituire visibilità e una dimensione di realtà al fenomeno migratorio, spesso percepito come un problema. «Ora – conclude De Bastiani - speriamo di incontrare il favore di qualche network 'illuminato' che ci permetta una maggiore diffusione. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica e far capire che la diversità non solo è un valore ma anche un investimento!».