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Arbore presenta a Santa Cecilia la sua canzone napoletana classica

  • Scritto da Il Trillo
Renzo Arbore«La canzone napoletana classica è da studiare e conservare perché è una delle massime espressioni del nostro paese. è una canzone eterna, come le fughe di Bach». Così, nel pomeriggio di lunedì 20 aprile, Renzo Arbore ha presentato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma il volume "Studi sulla canzone napoletana classica" a cura di Enrico Careri e Pasquale Scialò, realizzato grazie all'università Federico II di Napoli. Una raccolta di saggi che inaugura un nuovo ciclo di studi scientifici sulla canzone partenopea partendo dalla molteplicità dei linguaggi che la caratterizzano e che ne fanno un terreno in parte inesplorato.  «I testi delle canzoni napoletane classiche sono vere e proprie poesie e la melodia è la più melodiosa al mondo - continua Arbore - Quando diciotto anni fa ho iniziato a fare concerti con l'Orchestra italiana, molti erano scettici. Oggi sono reduce da ventisette concerti in giro per il mondo e tra pochi mesi riprenderò la tournée. Questo sottolinea che la musica napoletana del passato è la canzone del futuro».Il libro contiene contributi di Pier Paolo De Martino, Mariadelaide Cuozzo, Mario Franco, Anita Pesce, Francesca Seller, Isabella Valente, Raffaele Di Mauro, Simona Frasca, Massimo Privitera, Gianfranco Plenizio, Carla Conti, Marialuisa Stazio, Giovanni Vacca ed Helga Sanità. «E' un libro, curato da due illustristissime firme - spiega il musicista - che dà il giusto posto alla canzone classica napoletana definita giiustamente dagli autori 'patrimonio musicale dell'umanità', e per anni ritenuta ingiustamente qualcosa di relegato solo al passato. Fortunatamente, ora non è più così, grazie a volumi come questo, granzie ad artisti come Roberto Murolo e grazie anche al lavoro di una formazione come l'Orchestra Italiana che ha contribuito a tenere accessa la fiammella. C'è una riscoperta culturale della canzone napoletana classica, che non viene più considerata come una cosa da tenere in bacheca ma come uno tra i più fecondi momento della musica italiana per poesia, melodie ed ispirazione. è un fenomeno paragonabile alla musica americana degli anni '30, quella che ha generato George Gershwin e Cole Porter. E forse persino più vasto, dal momento che spazia dal canto delle lavandaie del Vomero a Pino Daniele».
«Mi sembra che dopo un'inizio poco 'talent' - sostiene Arbore - i talent show stiano aiutando la musica. è un tipo di tv commerciale ben fatta e moderna e soprattutto è un modo per far ascoltare e vedere la musica ad un pubblico più vasto di quello che abitualmente compra dischi o va ai concerti. Insomma, non ho nulla contro i talent show, al contrario dei reality i cui contenuti non riescono proprio ad interessarmi». Arbore è reduce dalla fortunitassime tournée con l'Orchestra Italia, che lo ha portato in un mese e mezzo a tenere 30 concerti, tutti sold out, in Italia ma anche in Spagna e in Messico.

Tra i promotori della giornata la Fondazione Murolo, di cui Arbore è consigliere, nata nella casa natale del maestro con l'obiettivo di tutelare e diffondere il patrimonio culturale, storico e scientifico della musica napoletana e che presto diventerà un museo aperto al pubblico.