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Il Risorgimento della maiolica italiana: Ginori e Cantagalli

  • Scritto da Enrico Zoi

In pieno 150° dell'Unità d'Italia non poteva mancare a Firenze una mostra in tema anche sulla maiolica: Il Risorgimento della maiolica italiana: Ginori e Cantagalli, curata da Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai.

L'esposizione, alla quale si accede in maniera un po' faticosa costeggiando la fiancata della villa (a meno che non si passi dall'interno del museo), riunisce un centinaio delle creazioni delle due famose manifatture fiorentine, Ginori e Cantagalli (43 vengono dalla collezione Cantagalli del Museo).
I pezzi, ben assemblati visivamente ma le cui schede non hanno una consultazione sempre immediata, sono praticamente tutti capolavori, che, anche quando sono copie di dipinti o affreschi, stupiscono per la varietà e la qualità sopraffina del segno, per la maestria con cui sono resi colori difficili, come il rosso, e per l'amore e la cura delle mani di questi splendidi artigiani di due secoli fa, alcuni dei quali (Ginori) ex coloni riconvertiti al mestiere attraverso una paziente formazione professionale. Un esempio istruttivo forse pure per la realtà occupazionale odierna.
Nelle vetrine di questa piccola e intensa mostra ammiriamo vasi, anfore, piatti, formelle, oggetti da giardino, portafiori e portacarte, la cui bellezza è facile da intuire anche all'occhio del profano.
Si inizia il percorso con i primi sintomi della ripresa della maiolica rinascimentale a Doccia, il borgo nel Comune di Sesto Fiorentino dove nel 1737 nacque la Ginori, futura Richard-Ginori. Le sue maioliche artistiche, fino al 1878, transitano dallo storicismo dei temi al recupero di soggetti contemporanei. In quello stesso anno, l'altra fabbrica, la Cantagalli, è all'Esposizione Universale di Parigi: è l'epoca in cui arrivano i primi acquisti  dell'allora quarantenne collezionista d'arte e imprenditore inglese (ma nato a Firenze) Frederick Stibbert: la fabbrica Cantagalli, si legge nella relazione dei giurati italiani a Parigi, del 1879, in pochissimo tempo ha fatto meravigliare tutti per la bontà delle riproduzioni antiche, per l'eccellenza degli smalti e dei colori, per la straordinaria qualità della merce e per la eccessiva modicità dei prezzi. Anche allora il rapporto qualità-prezzo era molto considerato!
Né l'Ottocento della maiolica di Ginori e Cantagalli fu estraneo al fascino dell'esotico. In una delle prime vetrine si ammirano vasi, piastrelle e anfore con decorazioni islamiche e un ancor più raro esempio di piatto con suggestioni dichiaratamente giapponesi. Nella grande teca della parete centrale della mostra arrivano le raffaellesche e la riscoperta del secolo d'oro della ceramica fiorentina, quello rinascimentale. Da portarsi a casa in questa sezione il grande piatto dipinto proprio con le raffaellesche della Ginori, del 1888, e il bacile con lepre di Cantagalli del 1899, che riproduce un tema quattrocentesco. Seguono, da una collezione privata, attribuiti a Ulisse Cantagalli e datati 1893, i dodici disegni dei Lavori dei Mesi, da Luca Della Robbia, e poi una serie di piatti, coppe e lastre ispirate ad affreschi Gozzoli: bellissimo il fregio istoriato raffigurante la Processione dei Re Magi di Cantagalli 1888, che rimanda alla Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli, in Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Con il tempo le maioliche attingono di più al mondo della fantasia applicato talvolta a figure naturalistiche, come la splendida coppia di coniugi contadini portafiori della Vigilia del Ceppo, ideati da Armando Lucchesi nel 1891, proveniente da una collezione privata come molti degli altri pezzi esposti. Di fronte a loro le quattordici scatole del Fondo Cantagalli, variamente conservate, arrivate allo Stibbert dal Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. La mostra si chiude verso il liberty. Ulisse Cantagalli e Frederick Stibbert muoiono negli anni in cui tale stile si diffonde nella totalità degli ambienti artistici italiani e d'Oltr'Alpe, come testimoniano le opere dell'ultima vetrina, esempi di un nuovo linguaggio artistico che affonda le sue radici nel passato. Il saluto che ci giunge dall'esposizione è il piatto, particolarmente affascinante e moderno, raffigurante il pavone nell'atto di fare la ruota.
Intorno, il Museo Stibbert con alcune novità: la riapertura della Sala della piatteria antica e delle sale del primo piano, ovvero la vecchia dimora di Frederick con la madre Giulia, riportata, dopo i restauri, alla veste che aveva quando era abitata.

dal 30 settembre 2011 al 15 aprile 2012
Museo Stibbert
FIRENZE

Il Risorgimento della maiolica italiana: Ginori e Cantagalli
curatori Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai

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