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A Milano i 25 anni della Pixar diventano una mostra

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

Un bozzetto del cortometraggio 'Pennuti spennati' «Quando il pubblico va a vedere un film di animazione, non si rende conto di quanto lavoro ci sia dietro. Ecco, questa è la possibilità che diamo. L’occasione unica di entrare nelle visioni che sono alla base dei nostri film». Così John Lasseter descrive la mostra celebrativa dei 25 anni della “sua” Pixar, inauguratasi a Milano giovedì 23 novembre.
Per capire l’importanza dell’evento, basta dire che l’altra esposizione, quella del ventennale, fu allestita nel 2006 al MoMa di New York. E non è un caso. Chi pensa che la partita dei film di animazione si giochi fra tecnologie d’avanguardia e grafiche computerizzate, si renderà conto di quanto il design e l’arte tradizionale siano alla base del metodo Pixar.

È difficile immaginare che nella casa di animazione californiana gli artisti che utilizzano i mezzi tradizionali – disegni a mano, dipinti, pastelli, scultura – siano in numero quasi pari a quello di quelli che impiegano i mezzi digitali, ciò perché lo spettacolare patrimonio artistico creato per ciascun film viene raramente visto al di fuori dello studio. È questa l’occasione unica che intende Lasseter: un viaggio artistico, perché di Arte si tratta, negli anfratti dei suoi pluripremiati film, che passa per bozzetti, animazioni, foto, studi maniacali sui movimenti degli animali (sembra che lui stesso abbia vissuto diverse settimane in compagnia di numerosi topolini, prima di partorire il piccolo Rémy di Ratatouille).
Un mélange di tutto il planetario Pixar, perfettamente fuso nella cornice del PAC (Padiglione di Arte Contemporanea) di Milano, un vasto open space dove ogni stanza-nicchia diventa una sezione della mostra. E c’è posto per tutto. Oltre alle aree tematiche dedicate ai tre aspetti che sono alla base delle animazioni (storie, personaggi e mondi), dietro due tende, unici elementi di separazione dello spazio presenti nel PAC, si celano altrettante videoinstallazioni. Lo zootropio con i personaggi dei cartoni, che ci riporta al cinema degli albori, ancor prima dei Lumière, e l’Artscape, un viaggio virtuale nella mostra che invece ci proietta nel futuro. Dire di più toglierebbe fascino alla sorpresa.
Salendo le scale della balconata, poi, si può scorrere l’intera Timeline della Pixar, dal 1986 (anno della fondazione per mano di Steve Jobs, Ed Catmull e John Lasseter) al presente. Un cammino fin qui trionfale, fatto anche di cifre e di record. 11 Oscar, 7 Golden Globe, il dvd più venduto (Nemo) e il film record di incassi ai botteghini nella storia del cinema (Toy Story 3). Fino al Leone alla Carriera consegnato due anni fa durante la Biennale di Cinema di Venezia a Lasseter, all’epoca appena quarantanovenne.
Svoltato l’angolo, si entra nella videoarte vera e propria: pareti piene di schermi su cui scorrono gli innumerevoli cortometraggi Pixar, ottima occasione anche per toccare con mano quanto si sia evoluto il digitale in questi 25 anni. La mostra volge al termine con l’area dedicata ai laboratori per bambini, (numerose le scuole primarie e secondarie coinvolte nel progetto), fino alla conclusione davanti all’unico, enigmatico, pannello recante una sola immagine di Brave, il prossimo segretissimo progetto Pixar, di cui per ora è nota solo l’ambientazione medievale.
Imperdibile per grandi e piccini. Non saranno pochi i genitori che all’uscita della mostra ringrazieranno il figlio.


Pixar: 25 anni di animazione
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
23 novembre 2011 – 14 febbraio 2012

@il_trillo

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