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Chiara Ricci: il gioco del cinema secondo Monica Vitti

  • Scritto da Enrico Zoi
Chiara RicciMonica Vitti. Recitare è un gioco è l'ultimo libro di Chiara Ricci. Arriva nelle librerie dopo i volumi dedicati ad Anna Magnani, Elvira Notari, Alberto Lionello e Valeria Moriconi, a proseguimento del suo viaggio all'interno del cinema e del teatro italiani. Come nasce l'idea del libro su Monica Vitti e, al di là del calembour con il verbo inglese to play, perché 'recitare è un gioco'?
L'idea di questo libro è nata perché la mia editrice Angela Cristofaro ha pensato di affiancare alla collana di teatro (inaugurata da me con il volume dedicato ad Alberto Lionello) quella di cinema: il nome di Monica Vitti è venuto da solo, non abbiamo dovuto nemmeno pensarci. Poi, ne abbiamo parlato anche con Giancarlo Governi, incontrato al Terra di Siena Film Festival per la presentazione proprio del mio libro su Lionello, che ci ha spinte non poco in questo progetto, tanto che gentilmente ha regalato al libro la sua prefazione. Da quell'incontro ho iniziato ufficialmente il lavoro. Ho scelto questo sottotitolo perché nelle numerosissime interviste che Monica Vitti ha rilasciato nel tempo (televisive e cartacee) non perdeva mai occasione di paragonare il suo lavoro a un 'gioco', anche perché è proprio facendo questo gioco da bambina che se ne è innamorata, dedicandogli tutta la sua vita.

Chi è e cosa rappresenta per te Monica Vitti? L'hai incontrata?
Purtroppo non ho avuto modo di incontrare Monica Vitti, ma sono riuscita a recuperare molto materiale dedicato a lei e a realizzare numerose interviste ad amici, colleghi, ex allievi di Accademia (inserite nel volume, naturalmente), e questo mi ha aiutata molto a farne un ritratto, a conoscerla meglio. Certamente è una delle attrici più complete che il nostro cinema (e non solo) abbia mai avuto. I critici più volte l'hanno paragonata ad Anna Magnani, a Mirna Loy e a Carole Lombard. Un'interprete molto intelligente che ha saputo commuovere, estraniarsi e farci ridere davvero: una straordinaria attrice comica e questo è uno dei rari casi nella storia del nostro cinema.

Qual è il suo film che tu preferisci?
Monica Vitti, nel suo "fare cinema", ha dato vita a una vasta gamma di sentimenti anche discordanti tra loro, così devo nominare due suoi film totalmente opposti tra loro, ovvero L'avventura (Michelangelo Antonioni, 1960) e La ragazza con la pistola (Mario Monicelli, 1968). Due autentici debutti: l'uno nel cosiddetto cinema d'autore, impegnato, e l'altro nella commedia all'italiana.

L'attività della Vitti copre un arco di tempo che va dalla metà degli anni '50 agli anni '90 del '900: che stagione è stata questa secondo te per il cinema italiano?
Monica Vitti ha vissuto intensamente circa quarant'anni di storia del nostro spettacolo e ne è stata grande protagonista in televisione, in teatro, al cinema, nel doppiaggio (seppur solo tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta). Ha avuto la fortuna di lavorare con tutti i nostri più grandi attori e registi: ho già citato Antonioni e Monicelli, e poi Ettore Scola, Luciano Salce, Alberto Sordi (di cui è stata grande amica), Marcello Mastroianni, Giorgio Albertazzi, Enrico Maria Salerno, Ugo Tognazzi, solo per citarne alcuni. A mio parere, ha contribuito a dare vita alla stagione più prolifica e più bella del nostro cinema e della nostra televisione partecipando a programmi come Studio Uno, Teatro 10, Canzonissima. È stata, ed è, un'attrice che ha fatto della sua ironia, delle sue paure e della sua voglia di giocare il proprio punto di forza, stravolgendo totalmente il ruolo della "donna" nel cinema italiano e ritagliandosi uno spazio tutto per sé e alla pari con i suoi colleghi uomini. La Vitti è stata protagonista e testimone di un cinema che ancor oggi viene imitato e invidiato all'estero, che viene persino studiato molto più di quanto, ahimé, non avvenga qui in Italia. Certamente ha anche subìto l'inizio del declino avvenuto dalla seconda metà degli anni Settanta, quando il nostro cinema inizia ad occuparsi del filone dei film sexy o B-Movie. Ha avuto battute d'arresto, ma ne è uscita sempre a testa alta, senza mai cedere e portando avanti le sue idee e i suoi princìpi. Insomma, un'attrice che ha attraversato il nostro cinema dal suo massimo splendore all'inizio del suo disfacimento, di cui soffriva e si rammaricava molto.

Hai in progetto nuovi libri?
Io amo scrivere e la mia intenzione è di fare di questa mia passione la mia vita a tutti gli effetti: ho molte idee al riguardo, diversi progetti su cui sto meditando sia per quanto riguarda la storia del nostro cinema che del nostro teatro. Adoro fare le ricerche, scoprire, trovare gli agganci con altri interpreti, con altre vite: si scopre un mondo senza fine e per me è il vero paradiso! Ho tante idee che vorrei realizzare, tanti altri attori che vorrei si ricordassero e, soprattutto, che anche le nuove generazioni, i ragazzi conoscessero. Il mio desiderio è semplicemente incuriosire. I miei libri non chiedono di più.
 
Chiara Ricci: Monica Vitti. Recitare è un gioco
2016, Ag Book Publishing
Collana "Cinema - I grandi protagonisti"
136 pagine, 18 euro

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