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Gordiano Lupi: “In cinque volumi, il mio omaggio monumentale al cinema horror italiano”

  • Scritto da Enrico Zoi
Gordiano Lupi phRiccardoMarchionniGordiano Lupi da Piombino (Livorno) è storico del cinema, scrittore ed editore. Ha appena pubblicato il quinto volume della sua Storia del cinema horror italiano, una saga iniziata nel 2011.
Cinque volumi di storia del cinema horror nazionale sono un'autentica impresa: genesi, sviluppo, tempistica e filosofia di quest'opera monumentale.
Il cinema italiano è una delle mie passioni. Più che un'impresa è stato puro divertimento, perché ho passato anni a rivedere le pellicole che più ho amato nella mia giovinezza. Sto parlando del gotico, di registi come Bava, Freda, Fulci, Argento, ma anche di Cozzi, Farina, Bava junior, fino a D'Amato, Mattei e Fratter. Certo, l'impresa vera e propria è stata affrontare il mondo dell'horror contemporaneo, che confesso di conoscere poco. Per questo motivo, il quinto volume ha tardato tanto ad uscire. Ho avuto la fortuna di incontrare ragazzi preparati come Luca Ruocco, Nico Parente e Davide Longoni, che mi hanno permesso di realizzare anche l'ultimo faticoso capitolo. Era importante, perché non potevo lasciare un'opera così monumentale orfana di Zampaglione, Manetti, Zarantonello, Lombardi, Simone e tanti altri giovani protagonisti. Il progetto ha avuto inizio nel 2011 e si è concluso oggi, ma già ci sarebbe bisogno di rimettere mano e aggiornare. Libri simili invecchiano in fretta e - volendo - sono sempre migliorabili.

Quali sono i film, i registi e le creature del cinema horror che preferisce e perché?
Il mio cinema horror preferito è quello classico, legato alle suggestioni del gotico di Mario Bava e Riccardo Freda. Un'opera come I vampiri (1957) - al tempo distrutta dalla critica - è immortale, il primo vero grande horror italiano, realizzato con l'artigianato che era possibile allora. La maschera del demonio (1960) di Mario Bava, con Barbara Steele, è un altro capolavoro inimitabile. Bava anticipa persino Alien con Terrore nello spazio (1965) e crea l'estetica dell'omicidio con il serial killer misterioso in guanti neri, che Dario Argento porterà alle estreme conseguenze. Un altro regista che amo è Lucio Fulci, visionario e poetico, con la sua trilogia della morte che vede ne L'aldilà il suo prodotto migliore.

Al di là dell'horror, quale altro cinema ama di più?
Tutto il cinema, senza distinzioni, dalle pellicole d'autore di Pasolini e Fellini (ho scritto un testo anche sul Maestro di Rimini) alle commedie sexy con Banfi e Montagnani. Per me - come diceva Fulci - il volgare al cinema è un brutto film. Non esistono altri parametri. Ogni pellicola deve essere valutata in funzione delle cose che si propone di dire. Non si può pretendere da una farsa nient'altro che sia un ottimo prodotto comico. La nostra critica ha distrutto i generi con il suo snobismo e grazie a certi "intellettuali" abbiamo perso la ricchezza del grande cinema popolare.

Lei è anche romanziere: una sua breve storia come autore letterario.
Romanziere è una parola grossa. Preferisco la misura breve del racconto, in tutte le sue sfaccettature. Ho scritto alcuni romanzi noir e horror ambientati a Cuba, dei quali si è perso traccia, credo. Piccoli lavori che indagano il mondo della santeria, del palo mayombe e dei culti afrocubani, ma con risvolti sociali. I miei romanzi più recenti sono Calcio e acciaio - Dimenticare Piombino e Miracolo a Piombino - Storia di Marco e di un gabbiano, presentati entrambi al Premio Strega, rispettivamente nel 2014 e nel 2016. Se le storie cubane affondavano nel genere le loro radici, le cose che scrivo adesso sono di natura più introspettiva e ricordano - in piccolo - lavori come Il posto delle fragole di Bergman. La poetica del ritorno, del tempo perduto, la crescita e l'adolescenza sono i temi preferiti del Gordiano Lupi contemporaneo.

Infine, il capitolo editoria, che pure la coinvolge direttamente. Cosa vuol dire essere editori oggi e quali sono le linee guida della sua casa editrice?
Oggi fare editoria sana e seria è complesso. Occorre avere tanta passione e credere nelle proprie idee, perché la pubblicazione di libri non garantisce alcuna sicurezza economica. La casa editrice che dirigo è non profit e opera con una piccola distribuzione non capillare (Libroco e altri regionali), basandosi molto su Internet e sulla promozione degli stessi autori, che sono soci coinvolti nel progetto. Facciamo selezione e scegliamo le cose da pubblicare, spesso le commissioniamo. Non pubblichiamo tutto, come fanno certi pseudo editori che "basta pagare" e procedono. Quella non è editoria. Ha un altro nome, che non faccio, per rispetto. Il Foglio Letterario nasce nel 1999 da una rivista, che ancora oggi viene stampata come free press editoriale, si sviluppa con attenzione ai giovani autori italiani, alla saggistica cinematografica e musicale, persino alla poesia e agli scrittori cubani, che io stesso traduco. Abbiamo una particolare attenzione per storia, leggende e tradizioni della nostra città (Piombino) e produciamo libri che su piazza vendono molto.

Gli e-book saranno il futuro?
No, non lo saranno. Soprattutto non saranno il mio futuro. Gli e-book sono una delle più grandi prese di giro che l'industria editoriale sta mettendo in campo, a base di numeri gonfiati e di vendite fasulle. Solo un esempio. Un nostro titolo che su carta vende 500 copie, su e-book non arriva a 10. Noi usiamo gli e-book per i prodotti gratuiti, soprattutto. Regaliamo su Amazon opere importanti come Il peso di un'isola di Virgilio Pinera e Fuori dal gioco di Heberto Padilla. Ma il libro resta di carta, per i pochi che ancora lo amano.

Progetti futuri in tutti e tre i campi (storia e critica cinematografica, letteratura ed editoria).
Moltissimi. Sto scrivendo un libro su Daniela Giordano, Miss Italia 1966 e buona attrice degli anni Settanta - Ottanta, insieme a lei, che rivela cose mai dette prima, vere primizie. Inoltre, con Roberto Poppi, stiamo lavorando su Laura Antonelli e il suo cinema. Tra i progetti ci sarebbe una storia della commedia sexy, con il taglio dell'horror, costruita partendo dai registi, ma non è facile reperire il materiale che serve. La casa editrice procede con la sua ricerca di talenti e i progetti cinematografici, non ultima l'autobiografia di Corrado Farina e un testo importante sulla Storia del cinema western italiano, scritto da Matteo Mancini. Romanzi non credo di scriverne altri, perché non ne sento la necessità, mentre continuerò con i racconti, soprattutto per narrare la mia città attraverso i luoghi dell'anima. A tal proposito, con il regista Stefano Simone, stiamo preparando un documentario letterario su Piombino.

Il suo sogno nel cassetto...
Un tempo avrei detto: pubblicare con un grande editore. Adesso, che faccio 20 anni di questo gioco e che ho già frequentato Rizzoli e Minimum Fax, dico che non ho più sogni, che non vivo di sogni. Ho la mia casa editrice e quel che voglio fare me lo realizzo in piccolo, senza sognare, ma con grande pragmatismo.

@il_trillo

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