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Michele Turco e il suo Confine già superato: come il dripping fa il verso ai selfie

  • Scritto da Claudia Camedda
Michele TurcoHa intitolato la sua ultima mostra "Confine" ma lui confini non ne ha. Michele Turco ha già esposto a Zurigo, Parigi, Venezia, Stoccolma e naturalmente in Valle d'Aosta, dove vive e dove nascono le sue nuove sperimentazioni. Dopo essersi dedicato ad elementi naturali, aver avvicinato altri materiali, come il legno, prende ispirazione questa volta al mondo artificiale dell'immagine, dove sono i pixel, quadratini cromatici, a dare vita a grandi immagini "sgranate". Ai 30 dipinti, di varie dimensioni e di impronta neodivisionista si aggiungono due bassorilievi e una dozzina di sculture:in legno dipinto o foderato con carta di giornale sono una libera interpretazione dell’iconografia dell’artigianato tipico tradizionale valdostano, come i tatà, i santi, le figure che corrono e altri personaggi che cavalcano mucche e cavalli. 
Quale nuova tecnica ha utilizzato per le opere della sua mostra?
Io ho usato la tecnica del "dripping", che significa "sgocciolamento", e si rifà a Jackson Pollock, pittore americano degli anni '40-'50 dell'espressionismo astratto. Le mie opere nascono dalla considerazione che tutti noi, nella nostra società odierna, consumiamo una immensa quantità di immagini digitali. Una riproduzione delle immagini digitali è realizzata nei miei quadri con dei quadratini, chiamati "pixel". Io sono quindi passato dalla corrente artistica del "Divisionismo" di inizio '900, caratterizzata nella sua espressione da puntini di colore, per arrivare alla rappresentazione dei "pixel", un approccio che ha modificato la nostra educazione visiva, senza farcene rendere conto. La mia mostra è imperniata su una serie di volti, che con la loro rappresentazione tendono a mettere in evidenza il nostro meccanismo di adeguamento, nella quotidianità. Infatti, tutti noi osserviamo ogni giorno il nostro volto allo specchio, e non ci accorgiamo del cambiamento che subiamo, con il passare del tempo, se non quando ci troviamo di fronte ad una vecchia foto. Faccio un po' il verso ai "selfie".

C'è un ulteriore messaggio che vuole dare attraverso i suoi dipinti?
Il titolo "Confine" vuole evidenziare il confine fra sogno e realtà, tra pittura figurativa e pittura astratta, tra artigianato e arte. Infatti propongo anche quattordici sculture, che riprendono l'iconografia della Fiera di Sant Orso, di Aosta: "La donna incinta", "Il cuoco fast food", "Il Santo bevitore", "Il Santo della Bontà", "San Grato", "Sant'Alselmo di Gressan", "Il Precario equilibrio della coppia", rappresentato da un uomo che fà da tatà, con  la donna sul dorso. Una mia opera scultorea è stata premiata con il "Premio Franco Balan, città di Aosta 2016", alla Fiera di Sant'Orso: "Corre la notizia" presenta una donna rivestita di carta di carta di giornale mentre corre.

C'è un'ispirazione particolare quando dipinge i suoi quadri?
Quando ho un'idea, lavoro intorno ad essa, finché non realizzo materiale sufficiente per una mostra.

Quale è il suo prossimo progetto?
Per adesso ho delle idee, non ancora precise, sulle qualli sto lavorando, e con cui organizzerò degli eventi artistici. Saranno l'evoluzione del mio studio su "dripping" e "pixel".
 
dal 18 giugno al 16 luglio 2016
Saletta Civica d'Arte, via Xavier De Maistre 
AOSTA

Michele Turco: Confine

@il_trillo

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