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Edoardo Raspelli dalla gastronomia al cinema: a ottobre in sala con 'Il diavolo ha fatto i cuochi'

  • Scritto da Enrico Zoi
Edoardo RaspelliEdoardo Raspelli è uno dei maggiori giornalisti gastronomici del nostro Paese, tra carta stampata e piccolo schermo. Di tanto in tanto si mette alla prova anche come attore. Ricordiamo, fra le altre, le sue apparizioni in Ogni lasciato è perso di Piero Chiambretti, del 2001, o in Asfalto rosso, del 2012, diretto da quell'Ettore Pasculli che oggi ripropone il critico milanese come interprete ne Il diavolo ha fatto i cuochi, in sala il prossimo ottobre. Qual è il tuo ruolo nel film?
“Il diavolo ha fatto i cuochi" è un film in parte autobiografico, in cui sono il critico gastronomico Goffredo delle Rose, con la 'd' minuscola per le sue nobili origini, difensore delle mie storiche "3 t": terra, territorio, tradizione. La precedenza e la tutela dei prodotti tradizionali del territorio è anche la mia filosofia. In cucina ci vuole fantasia, ma prima occorre avere radici nel passato. I vini? I grandi vini stranieri vanno bene, però dopo quelli nostrani, e non genericamente italiani: se vado a Vipiteno, Carmagnola o Anzio, voglio bere (e mangiare) prodotti di Vipiteno, Carmagnola e Anzio. Goffredo delle Rose difende il made in Italy dalle colonne di un giornale, che viene acquistato da un bandito senza scrupoli, il quale imbroglia la gente facendo il finto made in Italy, sia per l'Italia sia per l'estero. Per lui Goffredo è un ostacolo. Prima cerca di emarginarlo, poi di eliminarlo. Nel film di Pasculli c'è grande attenzione verso i prodotti italiani: grana padano, carni di maiali allevati nel cremonese, riso vercellese, caffè espresso. Ci abbiamo lavorato due anni perché la cosa più importante era tirare su i soldi: nel cinema occorrono centinaia di migliaia di euro anche facendo le cose al risparmio, da buon padre di famiglia. Lo abbiamo girato tra maggio e giugno e finito la prima settimana di agosto.

Quali sono le location principali?
Sono tantissime. La più importante è la riseria Rondolino, dove nasce il riso Acquerello, a Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli, un'azienda agricola bellissima, con anche un museo della civiltà contadina che conserva il vecchio dormitorio delle mondine usato fino a pochi decenni fa, con le valigie e i giornali di una volta. C'è poi l'azienda Lattegra, di Gragnanino di Gragnano Trebbiense (Piacenza), la seconda azienda italiana privata che produce grana padano: 400 forme al giorno. Infatti fa parte del consorzio di tutela di quello che è il maggior formaggio Dop al mondo, il più consumato. Siamo poi andati alla Prosus, una cooperativa che raccoglie i maiali da 60/70 allevatori della zona intorno a Cremona e trasforma 2500 maiali al giorno per gran parte dei prosciutti protetti: Parma, San Daniele, Toscano, Modena, lardo di Colonnata, salumi piacentini. E poi in provincia di Piacenza dove si produce il vino Gutturnio. Una curiosità gastronomica? Alcune scene sono state realizzate in un'azienda agricola piemontese, vicino a Biella, che alleva struzzi.

Un po' di anni fa dicevi che il tuo sogno nel cassetto era girare il remake del famoso film del 1978 Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d'Europa, di Ted Kotcheff, dove l'accusato è un grande critico gastronomico. Oggi?
Il cinema è un'esperienza meravigliosa, durissima e impegnativa. Personalmente adoro fare sempre cose nuove, ma un conto è avere una particina in un film di quasi 40 anni fa, un conto è essere protagonista. Ne Il diavolo ha fatto i cuochi, sono presente in 25 scene su 60 totali: mi chiedo se sia andata bene! Già la tv è faticosa, il cinema è diverso: devi calarti nel personaggio, con tecniche, battute da memorizzare e ripetere in un certo modo. 'Si imparano sempre cose nuove', diceva Solone: una faticosa bellezza! In ogni caso la pellicola di Kotcheff è tuttora il mio sogno, ma mi concentrerei sui cuochi d'Italia, per esaltare la cucina e i piatti del nostro Paese.

Quando vai al cinema, gastronomia a parte, quale genere ti piace?
Io non vado mai al cinema e non guardo mai la tv, a parte Melaverde per vedere come sono andato e, nelle pause, controllare la concorrenza. Il cinema idem, ma in realtà non vado da nessuna parte: divoro internet e facebook e leggo, da giornalista, 7 quotidiani ogni mattina. Poi ho anche tante cose da fare per la stampa e la tv. Se però andassi al cinema, sceglierei i film impegnati, quelli che vogliono dire qualcosa: Le amicizie particolari, nel 1964, mi sconvolse l'adolescenza!

@il_trillo

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