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[r] Non aprite quella porta 3D, di John Luessenhop

  • Scritto da Enrico Zoi

Rewind o, se preferite, macchina che riavvolge il tempo in funzione. Torniamo a Newt, in Texas, nel 1974: una comitiva di ragazzi viene massacrata dai membri della famiglia Sawyer, fra cui emerge Leatherface, gigante munito di motosega e di maschera in pelle umana. Soltanto una ragazza se la cava e può raccontare i terribili eventi allo sceriffo della cittadina, il quale, insieme ai suoi uomini, riesce a convincere la famiglia a consegnargli Leatherface.

L'operazione però non si chiude poiché, dopo pochi secondi, arrivano alcuni paesani infuriati: la casa viene incendiata e la famiglia sterminata. Si salva soltanto una neonata, strappata alla madre da uno dei sommari giustizieri, il quale la regala alla consorte, che non può avere figli. Molto tempo dopo, la giovane Heather (Alexandra Daddario) - la bambina sopravvissuta – viene a sapere che i suoi genitori l'hanno adottata ed eredita dalla nonna naturale una villa proprio a Next. Contro il loro parere, la ragazza parte per il paese natale. Insieme a lei il fidanzato Ryan (Trey Songz) e una coppia di amici. Naturalmente, apriranno quella porta.
Dire che il primo film dedicato a Leatherface, il capolavoro di Tobe Hooper del 1974, è inarrivabile è tanto vero quanto scontato. Quell'opera di quasi quattro decenni esalta l'orrore e insieme lo piega al racconto cinematografico e, a suo modo, poetico, con risultati che raramente le pellicole dello stesso genere hanno raggiunto. Ma erano gli anni '70 del '900 e a buon intenditor poche parole: nessun confronto è seriamente praticabile.
Della versione 3D, da terzo millennio avanzato, ci piace ricordare soprattutto la constatazione, realistica, amara e comune a numerose narrazioni filmiche statunitensi, per cui nessun personaggio e quindi nessun americano è del tutto buono, completamente innocente, sufficientemente positivo. Non c'è pedina della pellicola di John Luessenhop che non sia esente da colpe, anche gravi.
Lungometraggio senza particolari meriti, anche per questa componente sociologica Non aprite quella porta 3D si rivela tuttavia migliore del suo pubblico: giovani (e meno giovani) nativi (e condizionati) della tv commerciale, abituati ad alzarsi per bere o andare in bagno ad ogni spot, spesso incapaci di pensare ad un'opera che, senza scomodare le unità aristoteliche (di tempo, di luogo e d'azione), possa usufruire da parte loro del minimo sindacale della presa d'atto che esistono un inizio, uno svolgimento e una fine senza pubblicità e quindi senza il bisogno fisiologico di interruzioni. Un po' di attenzione, insomma.
Un pubblico più diseducato che maleducato, tanto abbandonato a se stesso da  non gustarsi nemmeno le poche novità del cinema commerciale degli ultimi decenni, come la scena che a sorpresa arriva dopo i titoli di coda. Anni fa quando arrivava la fatidica scritta Fine o The End si era certi di essere giunti all'ultimo fotogramma del film. Oggi tutti dovrebbero sapere che non è più o per lo meno non è sempre così. Invece, tra tanti adolescenti (ma non solo) cui Non aprite quella porta 3D è destinato, i quali magari vivono come novità dell'horror la classica scala stretta che conduce nelle cantine, l'unico in sala ad avere visto il film completo di scene e – attenzione! -, in questo caso, anche di trama è il cinquantenne autore di questa recensione. Gli altri non sanno com'è andata a finire: contenti loro!
Infine, il 3D. Il dovere di cronaca tecnologica ci impone di commentare che la motosega che ti minaccia a pochi centimetri dagli occhi disperatamente vorrebbe avere un decimo della potenza in bianco e nero della lama di Norman Bates che squarcia la doccia e il corpo di Marion Crane nel primo Psycho, quello del maestro Alfred Hitchcock: quella motosega ha da essere accesa parecchie volte ancora per arrivarci, ma di sicuro Leatherface ci sta pensando.

Non aprite quella porta 3D (Texas Chainsaw 3D)
di John Luessenhop.
Con Alexandra Daddario, Scott Eastwood, Tania Raymonde, Bill Moseley, Richard Riehle.
Horror. Durata 92 min. - USA 2013. - Moviemax.  VM 14.

@il_trillo

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