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[r] Serata a Colono di Elsa Morante (con Carlo Cecchi)

A quarantacinque anni dalla pubblicazione della Serata a Colono di Elsa Morante, Carlo Cecchi, come interprete, e Mario Martone, in qualità di regista, portano per la prima volta su un palco la complessa opera della scrittrice romana: accolta a Firenze dal Teatro della Pergola dal 19 al 24 marzo, la pièce chiude la tournée ad Ancona dal 4 al 7 aprile al Teatro delle Muse.
Elsa Morante e il teatro: un rapporto che si concretizza sulla carta solo con La serata a Colono, ispirata all'Edipo a Colono di Sofocle, punta di diamante personale di un'autrice sensibile che amava profondamente quell'arte che Silvio D'Amico definì «la comunione d'un pubblico con uno spettacolo vivente».

La location è un ospedale psichiatrico. Un moderno Edipo (Carlo Cecchi), legato al suo ultimo lettino con una benda su occhi che per sua volontà ed azione egli non ha più, interagisce con Antigone (Antonia Truppo) e, meno, con una suora del nosocomio (Angelica Ippolito): più che a un dialogo tra padre e figlia, assistiamo a due monologhi quasi paralleli, con pochi momenti di contatto, semplici spunti per poter proseguire, ciascuno, sulla propria perduta strada. Linguaggio aulico, ricco, oratorio quello di Edipo. Uno strano dialetto simil-meridionale, sgrammaticato e spaesato nella bocca di Antigone. Due mondi quasi intangibili, nonostante l'evidente attaccamento di lei al genitore in fin di vita.
Intorno a loro, un coro di infermieri, medici e, soprattutto, di matti, una folle umanità che si aggira per un'ora buona tra le poltroncine della platea e solo verso la tragica conclusione ascende al palco. Dopo un'ora e mezzo di sofferenza spirituale e fisica, a Edipo vengono fatte scendere le scale che lo condurranno al buio niente al quale si era da sé condannato combattendo un sole a lui nemico, una luce che non gli dava speranza.
In quella seconda metà degli anni '60 del '900, in cui l'immaginazione si apprestava ad andare al potere (o a credere di farlo), la Morante scrisse e descrisse un singolare sonno della ragione, una devastante stagione all'inferno, un delirio quasi autistico che traccia un viaggio, da un lato, nell'orrore dell'egocentrismo e, dall'altro, nel dolore proiettato dal moderno Edipo su se stesso, come fosse un piedistallo. Nella sua violenta scelta notturna, egli percepisce il sole come un male forse necessario e la notte come una fuga che poi si rivela il tunnel definitivo, dove pure i colori delle sette porte illudono lui e lo spettatore di trovarsi di fronte a un'iride, che poi si rivela monca, incompiuta, tragica.
Sovviene il Salvatore Quasimodo di Ed è subito sera, una sera che incombe e ha i connotati di un mito sconvolto. Una prova d'attore rara quella di Cecchi, ma sono bravi tutti, a partire dalla Truppo. La serata a Colono, grazie anche alla regia di Martone e alle musiche di Nicola Piovani, spiazza, e forse questa è la sua dote maggiore.

dal 19 al 24 marzo 2013
Teatro della Pergola

FIRENZE

Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Teatro di Roma/Teatro Stabile delle Marche
La serata a Colono
di Elsa Morante
Con Carlo Cecchi (Edipo), Antonia Truppo (Antigone), Angelica Ippolito (Suora)
Coro: Giovanni Calcagno, Salvatore Caruso, Dario Iubatti, Giovanni Ludeno, Rino Marino, Paolo Musio, Franco Ravera; guardiani: Victor Capello, Vincenzo Ferrera, Totò Onnis; dottore: Rino Marino.
Francesco De Giorgi (tastierista), Andrea Toselli (percussionista). Musiche Nicola Piovani.
Fondale Sergio Tramonti. Costumi Ursula Patzak. Luci Pasquale Mari. Suono Hubert Westkemper. Regia e scene Mario Martone.

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