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[r] Eugenio Finardi apre il Nuovo Umanesimo Tour

  • Scritto da Maela Martorana

«Scusate l'attesa, ma avevo calcolato male gli strati da mettermi addosso», esordisce Eugenio Finardi, spogliandosi della giacca a vento, sul palco spettacoli allestito allo stadio Puchoz. Ritorna ad Aosta l'artista milanese nella quarta serata dell'Aosta Sound Fest, dopo la precedente esperienza al Palais di Saint Vincent nella primavera 2012. Al suo fianco, il pianista e tastierista Paolo Gambino che dal 2008 lo accompagna tra dischi e tournée. Sono i toni dolcemente intimisti de "Le ragazze di Osaka" ad aprire la serata del 27 giugno. Il brano, scritto nel 1983 con Danilo Madonia e Francesco Messina, ripropone una  solitudine dolorosamente tangibile nelle melodie, nei suoni e nelle parole della serata. La data di Aosta segna l'avvio del Nuovo Umanesimo Tour che vedrà il cantautore salire sui palchi della penisola per tutta l'estate. "Dolce Italia" è il secondo brano in scaletta, Finardi ricorda di averlo scritto nel lontano 1986 a seguito della sciagurata esplosione dello Shuttle Challenger. La serata, intitolata "Parole e Musica", lo vede intrecciare il suo personale punto di vista con gli accadimenti straordinari dell'epoca da lui vissuta, alternando aneddoti e riflessioni. Simpaticamente dice di essere affetto dalla coazione a ripetere quando presenta il brano "Patrizia", nome che ritorna spesso tra le donne della sua vita. Altro genere di contenuti sono quelli de "La canzone dell'acqua",vittima di numerose recensioni erronee su internet che Finardi si preoccupa di smentire. Il reale significato va ricercato, spiega, nella sua abitudine giovanile a giocare alla divinazione del futuro con il libro I Ching e l'acqua è appunto la rappresentazione figurativa dell'esagramma 29, l'abissale.
«Scusate, ma mi sono morso una guancia, quando canto non lo sento, quando parlo si fa sentire»: con queste semplici parole s'interrompe strappando un sorriso e un applauso ai presenti, per poi riprendere con "Non diventare grande mai". La scaletta continua con "Nuovo Umanesimo", "Non è nel cuore" e la toccante interpretazione di "Un uomo". Qui Finardi si trasforma ancora nello sfavillante oratore raccontando gli inizi della sua carriera. Il gusto di chi sa di aver vissuto un'esistenza piena viene trasmesso ai presenti quando narra del suo primo contratto discografico firmato con la Numero Uno, casa discografica di Mogol e Battisti. Racconta dell'incontro con Demetrio Stratos e di come si spostò alla Cramps con la quale incise il suo primo disco "Non gettate alcun oggetto dai finestrini". I toni si fanno nostalgici nel momento in cui rimembra l'incontro con Fabrizio De Andrè e le divergenze ideologiche che hanno contraddistinto la loro amicizia. Da qui l'omaggio a De Andrè, esibendosi ne "Il ritorno di Giuseppe" scritta appunto dal compianto Faber. Finardi riscalda un pubblico intorpidito dalla brezza estiva con un ruvido e passionale blues e con la versione italiana di "One of us" di Joan Osbourne. Finardi ora racconta di come sia cambiata la misura del successo negli anni «Se prima veniva misurato dal numero di ragazzine che ti chiedevano l'autografo alla fine del concerto e dal numero di dischi venduti, ora fanno fede le visualizzazioni su Youtube ed i Mi Piace di Facebook.» Colorano la scaletta "La radio" e "Extraterrestre", brani attesi dai fans che coinvolti lo accompagnano in coro. Finardi tenta di abbandonare il palco, ma rientra qualche attimo dopo "Ci hanno chiusi dentro, chissà quanti cantautori si è mangiato questo palco. Se qualcuno venisse ad aprirci..." e concede "Amore diverso", scritto in occasione della nascita della figlia Elettra affetta dalla Sindrome di Down. Sono le parole in musica di un padre amorevole quelle che riecheggiano nella mente e nel cuore del pubblico presente che, a fine concerto, si ritira tra le mura di casa magari domandandosi quali saranno le prossime tappe della vita e della carriera del cantautore milanese.

@il_trillo

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