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[r] Muse, cronaca di sopravvivenza in un concerto tra fiamme e mongolfiere

  • Scritto da Maela Martorana

«Mino Reitano aprì ai Beatles e noi apriamo ai Muse», così ironizza Massimo Martellotta dei Calibro 35. La band ha l'arduo compito di intrattenere il pubblico dello Stadio Olimpico di Torino in attesa dell'avvento dei Muse. Non nuova a questo genere di esperienza, già nel 2009 aprì il concerto dei Muse allo Stadio San Siro di Milano, dimostra un particolare sound ispirato dai film polizieschi. Sono le 16.30 del 29 giugno, sulle gradinate ancora poche persone ed il parterre, al contrario, risulta leggermente più affollato. E' un formicolare confuso ed ancora assopito quello che si snoda attorno all'immenso palco che ha richiesto il lavoro di 300 persone per l'allestimento e 18 camion per il trasporto. Spicca la poliedricità della band nella varietà di strumenti suonati. Si passa dal saxofono alle tastiere, dal flauto traverso alle chitarre che creano un mix sonoro difficilmente attribuibile in un unico genere. E' poi il momento dei Biffy Clyro che dall'Ayrshire sono volati a Torino in veste di special guest dei Muse, come fu per il tour europeo del 2009. Si presentano a torso nudo esponendo una quantità innumerevole di tatuaggi. Forse a dimostrazione che talento musicale e passione a questo mondo non bastano?
Sono le 19.45 e il pubblico visibilmente aumentato sembra reagire con maggiore energia. Traspaiono umiltà e grinta nella loro performance che si sdoppia tra il melodico e il grunge. La band, che ha da poco pubblicato l'album "Opposites", sembra riscuotere un discreto apprezzamento anche in Italia, i cartelloni riportanti "Mon the Biffy!" si affacciano discreti tra le braccia di alcuni fans italiani presenti al concerto. Ora la folla deve attendere il momento clou della serata, la grande macchina che gira intorno ai Muse nel frattempo è all'opera. Al momento, l'unica avvisaglia della loro presenza sono una decina di sagome luminose a forma di neuroni posti alla sinistra e alla destra del palco. C'è chi scambia quattro chiacchiere con il compagno vicino, chi prepara la macchina fotografica, chi si avvicina al bar che toglie i tappi a qualsiasi bevanda si richieda.
Che senso ha tanta diligenza nell'osservare le norme di sicurezza all'interno dello Stadio, se invece all'ingresso sono rari i controlli? La bottiglia tappata che ci si porta da casa ipoteticamente potrebbe far meno male? Così si finisce inevitabilmente a far la coda davanti ai bagni chimici che sulle porte hanno stampata la celeberrima predizione di Einstein «Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita», triste dimostrazione di dove vanno a finire gli intellettuali ai giorni nostri. Fervono i preparativi sul palco, due uomini vengono sollevati con funi metalliche sulle torri ai due lati del palco. A seguire, gli strumentisti preparano l'esibizione.
Tutto sembra procedere come nel programma di un comune concerto, se non fosse che sul palco si affaccia la prima delle sorprese della serata. Un robot di latta dalle dimensioni notevoli si aggira scrutando i presenti, poi si fa il silenzio. Una fiammata arriva dalla parte iniziale della passerella, il basso di Chris Wolstenholme irrompe altisonante sulle note di "Supremacy" accompagnato dalle altre fiammate che, questa volta, arrivano dai sei sparafiamme presenti sul palco. Il fenomeno Bellamy esplode sul palco, un'enorme e infernale fabbrica, corollario apocalittico delle sue doti vocali e di musicista. E' iniziata la seconda data del "Summer Stadium Tour 2013" dei Muse che ha previsto tre date italiane:28,29 giugno a Torino e il 6 luglio a Roma. "Supermassive Black Hole" è il secondo brano in scaletta, diventata famosa per essere stata parte attiva della colonna sonora del film Twilight.
I Muse diventano portatori sani di riflessioni lanciando messaggi piuttosto forti quando, nel momento di "Panic Station", sugli schermi alle loro spalle si presentano i pupazzi dei leader mondiali che ballano goffamente sulla Terra. Non risparmiano nessuno: si vede la Merkel, Berlusconi, Obama, Papa Francesco, per citarne alcuni. Continuano con "Bliss","Resistance","Interlude","Hysteria". E' durante "Animals" che un banchiere muore mentre dal palco piovono sul pubblico banconote finte. Bellamy e compagni con la potenza dell'arte e della musica urlano e si ribellano ad un mondo troppo stordito per riuscire ancora a sentire. Seguono "Dracula Mountain","Sunburn","Dead Star","Monty Jam" e "Feeling Good". Un'attrice sul palco veste i panni della donna d'affari, indaffarata, sempre al telefono e vestita da uomo che finisce per suicidarsi con la benzina.
Ora è il momento di "Follow Me" che riceve un'entusiasmante reazione dal pubblico. Diventa difficile riuscire a divincolarsi dal pogo, c'è chi canta, chi balla e le effusioni sembrano non mancare. Propongono "Liquid State" e "Madness" durante la quale Bellamy indossa degli occhiali sui quali appaiono le parole del testo. Continuano con "Time Is Running Out", uno dei maggiori successi della loro carriera. Impossibile non ricordare il ritmante schiocco delle dita alla base del brano. Proseguono con "New Born", "Unintended","Guiding Light", "Undisclosed Desires".
Una mongolfiera enorme a forma di lampadina si muove sulle teste dei presenti, un'acrobata vestita di bianco ne fuoriesce fluttuando soave sulle teste dei presenti che guardano al cielo sbalorditi. " Unsustainable", "Plug In Baby", "Survival", "Isolated System" e "Uprising" sono i prossimi brani in scaletta, impressionante come i Muse riescano a tenere così bene il palco dopo due ore di concerto. Chiudono con la conosciutissima "Starlight", il pubblico attende stanco sul prato ma la security insorge «Ragazzi, avvicinatevi alle uscite». Già, perchè alla fine dei sogni c'è sempre qualcuno che ti apre gli occhi e, come in questo caso, a volte ti indica l'uscita.




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