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[r] Pepi Merisio, il gioco del fotografare

  • Scritto da Maela Martorana

Pepi Merisio, considerato uno dei principali fotografi italiani contemporanei, ha spesso immortalato Il gioco: diversi esempi dell'aspetto ludico sono riuniti in una esposizione al Centro Saint Benin, antico convento, ad Aosta. La mostra, curata da Raffaella Ferrari e Daria Jorioz, è nata con lo scopo di approfondire la cultura fotografica in Italia del secondo Novecento. Oltre quaranta sono le immagini di Merisio che si affacciano sulle pareti della sede espositiva, per la maggior parte in bianco e nero. Le più conosciute sono quelle pubblicate per Epoca nel 1964 nel reportage dedicato a Paolo IV. Sulle pareti della sala, allestita in occasione dell'evento, si snodano in caratteri bianchi ed incisivi le parole del fotografo. L'approccio alla fotografia e alla vita, come viene sottolineato nella videointervista a disposizione degli utenti, è molto umile. «Ho cominciato a 16 anni - racconta il fotografo, classe 1931 - a pasticciare con la macchina fotografica vecchia di mio padre, l'ho smontata e ho fatto un ingranditore di cartone ed è stato un vortice» e l'espressione del volto corona l'entusiasmo delle sue parole quando si sofferma a raccontare l'evoluzione della  carriera.
Merisio ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi del suo talento in Italia e all'estero, tra i quali il New talent of Popular Photography nel 1963 e la nomina a Maestro della Fotografia Italiana della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche nel 1988. Sono per lo più bambini e adolescenti quelli raccontati dalle immagini in mostra: «Fotografare significa documentare ciò che succede in un determinato momento, senza attendere fatti spettacolari. Perché lo spettacolo è la vita stessa e non bisogna forzare la vita. Fotografare significa essere sinceri con ciò che vediamo». Gli occhi dell'artista sembrano catturare attimi, visi, espressioni fugaci nel primo momento di evasione che appare nella vita dell'uomo, il gioco.
Pepi Merisio del suo gioco è riuscito a fare una professione ma ammette che i suoi erano tempi diversi, ora la fotografia ha fatto il salto dalla pellicola al digitale. L'informazione stessa è cambiata e consiglia agli aspiranti fotografi di provare ad entrare nel difficile mondo della moda o di ritenere la fotografia una passione privata e personale. Le fotografie di Merisio documentano uno scorcio d'Italia degli anni cinquanta e sessanta.
L'esposizione aostana, vuole essere anche un omaggio alla figura dell'autore che ha documentato la cultura alpina nell'opera Terra di Bergamo, e si inserisce nell'ambito della manifestazione Plaisirs de culture en Vallée d'Aoste, nata per promuovere la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale in tutti i suoi aspetti.

dal 6 aprile al 29 settembre 2013
Centro Saint-Bénin
AOSTA

Pepi Merisio: Il gioco

Biglietti: 3 euro

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