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[r] Alla Pergola di Firenze I pilastri della società di Ibsen secondo Gabriele Lavia

  • Scritto da Enrico Zoi

Il Console Bernick del dramma I pilastri della società di Henrik Ibsen, una delle opere della grande maturità dello scrittore norvegese che avvia la fase del suo teatro definita sociale, a un certo punto della sua vita è costretto ad attuare su se stesso una sorta di rivoluzione culturale, peraltro non integrale, mettendo in dubbio la propria credibilità, il suo ruolo nella società e il successo personale e confessando al mondo i vizi privati da sempre celati dietro le pubbliche virtù.

Il pilastro Bernick conduce infatti da anni un'esistenza fatta di bugie e sotterfugi: egli ha sedotto e abbandonato una giovane provocandone la morte, tanto è stato straziante per lei il dolore, dandone la colpa al fratello minore della moglie Betty, Johan, immediatamente dopo emigrato in America insieme alla sorellastra Lona.
Il microcosmo borghese ottocentesco, tipica ambientazione ibseniana anche in questo testo del 1877, vede e ospita al suo interno il console come persona corretta, potente e rispettabile, ma a tempo: come rientrano in patria, Johan e Lona, in particolare la donna, lo obbligheranno a svelare gli errori compiuti anni addietro. Sarà un riscatto dalla macerazione sperimentata interiormente, in un'apparenza di integrità morale. Per l'uomo, ormai spiritualmente e intellettualmente quasi nudo, si chiude una parentesi vissuta nel peccato e si apre una via inedita e misteriosa, forse una rinascita.
Riscatto? Rinascita? Se il numero perfetto è il tre, aggiungiamo, magari a minare tali concetti, quello del senso del bilico in cui il personaggio Bernick vive le oltre tre ore di spettacolo e con il quale egli conclude/non conclude la lunga performance dal sontuoso allestimento scenico, in una costante oscillazione tra menzogna e verità raccontata da un testo che ha della meraviglia e da un interprete e regista, quale Gabriele Lavia, qui più in forma e tonico di altre volte.
Affresco insieme corale ed individuale, l'impegnato e impegnativo dramma di Ibsen esalta il ruolo del teatro nel suo porre, scomporre e ricomporre contenuti e problemi, senza dare per forza indicazioni esaustive, ma lasciando alla riflessione dello spettatore gli spunti e le contraddizioni dell'uomo Bernick e dell'ipocrita società in cui opera e che, insieme ad altri potentati economici e civili, egli stesso orienta e condiziona.
L'artista milanese e il suo folto gruppo di ottimi collaboratori, tra interpreti e no, recuperano un testo che mancava dalle scene da mezzo secolo e lo fanno con la giusta magniloquenza e con un'elastica capacità di attualizzazione dell'insieme.

dal 5 al 15 novembre 2013
Teatro della Pergola
FIRENZE

I pilastri della società
di Henrik Ibsen
Regia Gabriele Lavia.
Traduzione Franco Perrelli.
Con Gabriele Lavia (il console Karsten Bernick), Giorgia Salari (la signora Betty Bernick), Ludovica Apollonj Ghetti (Olaf), Viola Graziosi (la signorina Marta Bernick), Graziano Piazza (Johan Tønnesen), Federica Di Martino (la signorina Lona Hessel), Mario Pietramala (Hilmar Tønnesen), Andrea Macaluso (il professor Rørlund), Mauro Mandolini (il grossista Rummel), Alessandro Baldinotti (il mercante Vigeland), Massimiliano Aceti (il mercante Sandstad), Camilla Semino Favro (Dina Dorf), Michele Demaria (il segretario Krap), Carlo Sciaccaluga  (il capocantiere Aune), Clelia Piscitello (la signora Rummel), Giovanna Guida (la signora Holt), Giulia Gallone (la signora Lynge), Rosy Bonfiglio (la signorina Rummel).
Scene Alessandro Camera. Costumi Andrea Viotti. Musiche Giordano Corapi. Luci Giovanni Santolamazza.

Una produzione Teatro di Roma, Fondazione Teatro della Pergola e Teatro Stabile di Torino.

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