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[r] Il giuoco delle parti: Pirandello secondo Umberto Orsini chiude la stagione della Pergola di Firenze

  • Scritto da Enrico Zoi

Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello è per Umberto Orsini un ritorno all’allestimento del Teatro Eliseo con la regia di Gabriele Lavia di circa quindici anni fa, un viaggio a ritroso nel tempo attuato rimescolando le carte di un testo la cui storia già di per sé è tutto meno che lineare. La commedia del 1918 è infatti tratta dalla novella Quando si è capito il giuoco (1913), è in origine suddivisa in tre atti ed è citata nei Sei personaggi in cerca d'autore: il gruppo teatrale che anima il dramma è infatti impegnato nelle prove proprio del Giuoco delle parti.
Che poi altro non è che un classico triangolo: lui, lei e l'altro. Il marito, Leone Gala, si è separato amichevolmente dalla moglie Silia. Continua ad essere il consorte ufficiale, ma vive per conto suo. Ogni sera, pro forma, passa dalla portineria della signora, si informa di eventuali novità e poi torna ai suoi libri e alla sua cucina, essendo un raffinato gastronomo, uso a comporre salse preziose con l'aiuto del suo cameriere-cuoco con cui ragiona di Socrate e Bergson.
Mentre egli è in tali faccende affaccendato, la consorte si prende, o continua a tenersi un amante (Guido Venanzi) preso in precedenza, e si annoia della sua libertà, che percepisce, irritandosi, come concessione di un marito peraltro non disperato né geloso, ma disincantato e sopra le righe.
La donna, alla prima occasione – l’involontaria ma grave offesa subita da un gentiluomo – progetta di mettere a repentaglio la vita dell'uomo, trascinandolo in un duello.
Nella versione Orsini-Valerio, Il giuoco delle parti affonda le proprie radici nella novella di partenza e riceve e subisce un drastico cambio di prospettiva che conduce pure a una riduzione dai tre atti originari a un atto unico di poco più di un'ora e mezzo, in cui Leone Gala, sopravvissuto al tiro mancino della moglie, prova a ripercorrere i fatti attraverso la testimonianza e la lente deformante del ricordo.
Ne nasce una visione parziale e soggettiva, nella quale, ai già descritti vari piani della genesi e della vita letteraria del testo, si sovrappongono e si intrecciano altre dimensioni narrative ed evocative. L'aria è insieme pesante e leggera, il clima oscilla tra reale ed irreale, il tempo si moltiplica tra l'attualità e il passato, la ragione rimbalza come una pallina da ping pong tra presenza e assenza, i deliri sgusciano imprevedibili e imprevisti fino al culmine del solitario finale.
Del resto, lo stralunato e intenso Leone di Orsini, rimescolando le carte ed ergendosi a impossibile deus ex machina di un remake della sua vicenda personale, tenta e crede di dare ad essa un senso, di mettere ordine, di muovere le pedine a proprio piacimento. Spera, egli, di essere Mangiafuoco e divinità, di avere in mano i fili dell'esistenza sua e degli altri personaggi, ma non si rende conto (mai?) dell'Olimpo di più o meno insana pazzia sul quale si è solitariamente insediato. Vulnerabile come un uomo, come ogni uomo.
“Al centro della rappresentazione troviamo Leone Gala rinchiuso in una sorta di 'stanza della tortura' - scrive Roberto Valerio nelle note di regia -; egli ripercorre i fatti, ma ricucire lo strappo è impossibile, impossibile continuare la vita di prima, se non a patto di una lucida follia”.
Ottimi anche Alvia Reale (Silia) e Michele Di Mauro (Venanzi). Bene gli altri della Compagnia Orsini, sfida concreta dell'attore novarese, fresco dei suoi ottant'anni, alla crisi di questo inizio millennio.

dall'8 al 13 aprile 2014
Teatro della Pergola
FIRENZE

Compagnia Orsini in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola. Umberto Orsini in

Il giuoco delle parti
da Luigi Pirandello
Adattamento: Valerio, Orsini, Balò.
Con Alvia Reale, Michele Di Mauro, e con Flavio Bonacci, Carlo de Ruggeri, Woody Neri.
Scene Maurizio Balò.
Costumi Gianluca Sbicca.
Regia Roberto Valerio.

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