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[r] Francesco Guccini: Nuovo dizionario delle cose perdute

  • Scritto da Enrico Zoi

Francesco Guccini e il suo libroDopo il successo e la ristampa del Dizionario delle cose perdute, a distanza di due anni, Francesco Guccini apre il 2014 con il Nuovo dizionario delle cose perdute, suo ulteriore contributo letterario alla memoria individuale e soprattutto collettiva: nella coppia di libri (difficile, quasi impossibile, pensarli l'uno indipendente dall'altro!), il mitico cantautore modenese raduna un piccolo grande esercito di oggetti, accessori, situazioni, usanze e luoghi di un tempo né prossimo né, per la verità, particolarmente remoto. E in questa eterogenea e singolare schiera inizia a navigare da par suo.
Tanto per rimanere all'attualità, cioè al volume più recente, scorrono sotto i nostri occhi di lettori, tra gli altri, titoli e temi come le pezze al culo o la merenda, le osterie, la carta carbone, i deflettori delle automobili, le uova sotto calce e l'idrolitina, non senza i miti di Coppi e Bartali o le leziose letterine di Natale.
Tra tutti, volendo scegliere uno dei racconti di varia lunghezza che compongono l'insieme, preferiamo quello forse più politicamente scorretto, ovvero Il luogo comodo, che altro non è se non la vecchia e più spartana versione della toilette. Un passaggio obbligato dell'esistenza comune, il più democratico ed intimo, che viene narrato da Guccini tra epopea, aneddotica e quasi nostalgia, con un finale a sorpresa che si insinua e si installa sulla scia di un notissimo verso di Faber: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.
Che dire di più? Dalla penna di Guccini, dopo altri scritti letterari a nostro avviso più profondi e linguisticamente interessanti, nasce questo Nuovo dizionario delle cose perdute che ha i suoi pregi maggiori nell'essere una sorta di versione moderna e in prosa delle “buone cose di pessimo gusto” di Guido Gozzano e nel garantire ulteriore dignità e importanza alla solo apparentemente semplice tecnica e tattica dell'elencazione come fattore di tradizione, utile cioè a custodire e tramandare la memoria degli oggetti e delle epoche.
C'è però un però, un limite, che possiamo superare e minimizzare perché a Francesco Guccini non è possibile non volere un bene dell'anima e anche di più: se i due dizionari non li avesse scritti lui, con la sua palese ed amorevole incerta dimestichezza con la modernità, siamo sicuri che sarebbero stati comunque un successo?
Per apprezzare davvero questi racconti, dobbiamo, infatti, immaginare di ascoltarli dalla sua voce. Allora tutto torna e possiamo anche sognare che, dopo l'ultima parola dell'ultimo testo, giungano, da un'autoradio o dall'inconscio, alcuni suoi versi da Incontro, che forse contraddicono un po' la tendenza al sostanzioso ricordo della recente coppia di libri, ma sono sempre e per sempre autentici e commoventi, buoni per commentare adeguatamente ogni epifania dell'uomo e del cosmo: “Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno”.

Francesco Guccini: Nuovo dizionario delle cose perdute
2014, Mondadori
12,00 euro


@il_trillo

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