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Birdman, come ti sevizio Il cigno nero inseguendo invano Robert Altman in fuga

  • Scritto da Enrico Zoi
Michael Keaton in 'Birdman'Riggan Thompson (Michael Keaton), ex supereroe cinematografico di fama mondiale come Birdman, ha un'ossessione: provare al mondo che, oltre a essere una celebrità, è anche un attore vero. Per farlo, sceglie di cimentarsi in un'operazione teatrale molto lontana dalla sua esperienza artistica: scrivere l'adattamento del racconto di Raymond Carver, scrittore dell'Oregon, di "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore", dirigerlo ed interpretarlo da protagonista in uno storico teatro di Broadway. Nell'audace impresa, Riggan coinvolge la difficile figlia ex tossicodipendente Sam (Emma Stone), l'amante Laura (Andrea Riseborough), l'amico avvocato e produttore Jake (Zach Galifianakis), Mike Shiner (Edward Norton), interprete talentuoso, fragile, irascibile e dalla bottiglia facile, e altri personaggi ancora.
Birdman è il racconto di una sfida e, insieme, un film plurale, per il quale è fin troppo facile scomodare il fantasma del grande Robert Altman. Le citazioni tecniche da I protagonisti, la scelta di Carver (già vista in America Oggi), la critica di certo showbiz (l'inarrivabile Nashville, I protagonisti, Radio America), la stessa coralità complessiva di questa commedia amara: tutto, quasi tutto conduce lo spettatore verso la poetica e lo stile del maestro del Missouri. E fin qui niente da dire: rifarsi a un grande quale Altman non è una colpa e può essere un pregio, benché l'operazione, ormai quasi vent'anni fa, fosse riuscita assai meglio all'Alessandro Benvenuti di Ritorno a casa Gori.
Il problema è un altro, anzi sono due. Vediamoli ad intensità crescente.
Il primo è che Inarritu si impantana negli stessi difetti di molto cinema recente, da Interstellar alla smisurata compagnia dei supereroi che intenderebbe proprio in questa sede criticare: grandi effetti speciali e storielline banali assai simili a favolette.
Anche Birdman, mentre, alla ricerca dell'avanguardia perduta, si sbizzarrisce, non negli effetti, ma in non si sa quanti piani sequenza e in una colonna sonora che vorrebbe essere innovativa, dove l'onnipresente ripetitività assillante della batteria la fa da padrona, a dettare non il ritmo, bensì l'aritmia della vita, ci propone in realtà una vicenda come tante, non una favola, ma una storia deja vu: l'attore attempato in crisi al quale sfugge non la fama (anzi, in essa egli è cristallizzato, imbalsamato, imprigionato), ma la credibilità nel momento attuale del ' qui e ora', e poi il teatro come luogo di rivalità, eccessi e sconfinati ego, la vita come rappresentazione e la rappresentazione come vita, il lato oscuro del mondo dello spettacolo e, con esso, dell'esistenza, siamo sempre borderline, nessuno è felice o definito, ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole, siamo tutti sull'orlo del baratro e della follia, bla bla bla.
Messo in questi termini, risulta tutto abbondantemente già visto e con un finale che uno spettatore accorto intuisce, magari non nella sua veste formale, però nella sostanza sì, già al trentesimo del primo tempo! Per l'ennesima volta, nella cinematografia degli ultimi anni, negli autori che si propongono come trasformatori del linguaggio e portatori delle idee del domani, constatiamo il classicissimo 'niente di nuovo sotto il sole'. Al punto che il personaggio del dignitoso Keaton (sì, c'è il parallelismo con Batman, ne siamo consapevoli, wow!) a noi ricorda per certi aspetti, anche somatici, il buon vecchio Richard Burton. Peccato che qui non ci sia nessuna Liz Taylor!
Il secondo problema è, a nostro avviso, ancora più grave. Non sappiamo se Darren Aronofsky sia amico o meno di Inarritu. Se lo è, avrà sicuramente dato lui l'ok al regista messicano per inzuppare a piene mani il biscotto di una creatività a questo punto più presunta che reale nel suo Cigno nero. Se, invece, i due non fossero amici e Inarritu avesse spudoratamente attinto dal bel film magistralmente interpretato da Natalie Portman nel 2010, allora, mettendoci nei panni di Aronofsky, saremmo come minimo alterati. Non diciamo né sveliamo niente: invitiamo soltanto a vedere o rivedere Birdman avendo in mente Il cigno nero.
E qui ci fermiamo. Infierire non fa parte dell'indole di chi scrive, che però, alla bisogna, si riserva il diritto di scegliere per una volta di difettare in coerenza e così saluta: quattro Oscar sono davvero troppi per Birdman. Anche nessuno sarebbe stato sufficiente.
 
Birdman
di Alejandro González Iñárritu.
Con Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts, Lindsay Duncan, Merritt Wever, Jeremy Shamos, Bill Camp, Damian Young, Natalie Gold, Joel Garland, Clark Middleton, Anna Hardwick, Dusan Dukic, Carrie Ormond, Kelly Southerland.
Commedia. Durata 119 min. Usa 2014 - 20th Century Fox.
In sala dal 5 febbraio 2015.

@il_trillo

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