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Giuseppe Albanese: pianoforte in punta di scarpette rosse

  • Scritto da Elena Meynet
Giuseppe Albanese in concerto ad AostaSceglie Schumann il perfezionista, per aprire il concerto: dopotutto Giuseppe Albanese è un talento dei nostri giorni e sotto le sue mani la tastiera si plasma e si anima. L'aria da maghetto ce l'ha, con le sue ghette, rosse come già le scarpe di Versace che hanno contraddistinto altre sue apparizioni, forse più un segno distintivo che un porta fortuna, anzi un "porte bonheur", come dicono i francesi, che legano al caso (o al destino?) l'essenza fugace della felicità. E sono proprio le emozioni che Albanese è in grado di padroneggiare, quelle del suo pubblico: apre e chiude il suono senza forzature, morbido come velluto e forte come pepe di Cayenna, portando all'estremo le personalità dello strumento. Schumann fa dialogare nella Fantasia in do maggiore op 17 le sue due anime poetiche, da lui chiamate Florestano ed Eusebio, passione e melancolia che Albanese traduce in una interpretazione intensa, ma non stucchevole, dolce senza essere zuccherosa, in un romanticismo che nel XXI secolo ha bisogno di sognare con i piedi ben saldi, non certo in questo mondo reale ma nella virtualità di un "modo assolutamente fantastico ed appassionato", secondo le indicazioni el compositore.
In Beethoven diventa musica visiva, nella Sonata quasi una fantasia in do diesis minore op. 27 n. 2 "Al chiaro di luna". La luce lunare bagna un paesaggio notturno e misterioso, disegna un quadro, anzi gira un film illusorio quanto reale che accompagna all'esplorazione della gamma sonora della notte illuminata.
Nel secondo tempo la cura nel legato, l'omogeneità del suono accompagna a quel sincopato che rivela un Beethoven internazionale, ultra moderno, mai scontato, che sotto le dita del "maghetto" costruisce un'architettura sonora che è gamma completa di colore, fino al terzo tempo, limpido e sempre vellutato, preciso e delicato nel continuare a dipingere un quadro animato che si vorrebbe ancora rileggere, bere, assaggiare, annusare, in una pienezza di sensi. Ma è già ora di ripartire, con la Fantasia in do maggiore "Wanderer" di quell'altro romantico, lo Schubert sempre in cerca del suono perfetto, che qui troverebbe una tale precisione nell'equilibrio dei colori e del canto quale un Caravaggio, un Vermeer, mischiati al più netto De Chirico potrebbero offrire come risultato. Albanese è un poeta della luce, dei toni forti e delicati, una personalità pianistica del nostro tempo che ancora perlustra la gamma dello strumento, come un vero esploratore ma anche come un creatore di realtà aumentata.
 
Giuseppe Albanese, pianoforte
martedì 10 marzo
teatro ex "Splendor",
"Saison culturelle" - Aosta

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