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Mia madre, di Nanni Moretti: pensare alla morte e lasciarsi andare alla vita

  • Scritto da Enrico Zoi
Margherita (Margherita Buy) fa la regista cinematografica e, in tempi di crisi economica, sta girando un film politico, incentrato sulle lotte (e relative trattative) fra gli operai di una fabbrica e il nuovo proprietario statunitense, impersonato dall'attore italoamericano Barry Huggins (John Turturro), ambasciatore non senza pena di tagli e licenziamenti. Tra l'altro, il divo statunitense è capriccioso e incostante, in crisi pure lui, come l'Italia in cui è venuto a lavorare. Dal punto di vista personale, Margherita è separata, con una figlia adolescente, a sua volta in conflitto con il liceo classico e con il latino, nonostante una nonna professoressa proprio di latino e greco, nonna Ada (Giulia Lazzarini), la quale è in fin di vita in un ospedale di Roma per problemi cardiaci: Margherita la va a trovare ed accudire alternandosi con il fratello Giovanni (Nanni Moretti), ingegnere in aspettativa. Il quadro di una situazione generale complicata, con problemi pubblici e privati, lavorativi ed individuali, è completato dall'amante, attore nel film, che Margherita lascia proprio durante le riprese. Con il passare dei giorni, salgono alla ribalta della sua vita le condizioni sempre più critiche dell'anziana madre.
La regista Margherita, alter ego femminile di Moretti, raccomanda più volte ai suoi di attori di entrare, sì, nel personaggio interpretato, ma, contemporaneamente, di non annullare se stessi restando, come dire?, presso di lui, vicino al ruolo, nei paraggi della finzione, senza abdicare mai del tutto alla propria individualità.
Che è poi quanto sosteneva da par suo Bertolt Brecht e ciò che mette in pratica lo stesso Moretti con la sua Margherita: trasferisce in lei incertezze, maniacalità, dolori, vuoti d'aria del suo cammino umano, speranze, affetti, timori, sguardi, ansie, tuttavia non lascia la scena, ritagliando per sé la figura del fratello, un coprotagonista spesso accanto alla donna, capace talvolta di sopraffarla involontariamente con il suo fare insieme pignolo e velatamente paterno.
Il suo sdoppiamento in due personaggi è una delle idee geniali che ci aspettiamo sempre da Nanni Moretti e che egli immancabilmente riesce a dare spiazzandoci ogni volta perché non è mai quella alla quale avevamo pensato: e non soddisfare il pubblico con quanto egli desidera ricevere dall'artista, bensì circuirlo poeticamente con un'intuizione improvvisa ed inattesa è una delle doti che distingue il genio dal Midcult, per quanto di qualità quest'ultimo possa essere.
Grande, dunque, il regista di Brunico, che, duplicandosi, anziché rendere Mia madre ancora più egocentrico, lo arricchisce di figure e umanità ulteriori e diverse dalla sua: solo per questo il film andrebbe studiato (e assimilato) nelle scuole di cinema.
Fioriscono e sfioriscono così davanti ai nostri occhi e, diciamolo, ai nostri cuori tre figure di donne, tre generazioni: Margherita, sua madre (che, come tutte le madri, ha una vita 'segreta' rispetto a quella percepita e vissuta dai figli, qui rappresentata da un'esistenza di professoressa attenta, briosa, professionalmente eccellente, vicina umanamente ai propri studenti che ancora la vanno a trovare dopo anni e anni) e sua figlia, della quale Margherita scopre di non sapere tutto, in particolare sulle problematiche amorose.
Al divo americano, il compito di fungere da utile Joker, guastatore, elemento di disturbo, agitatore, sovversivo, baro, perturbazione atmosferica, caos non strisciante come il Nyarlathotep del Ciclo di Cthulhu dei romanzi di Howard Phillips Lovecraft, bensì ad altezza d'uomo, capace di colpire al cuore, rappresentazione in carne e ossa di tutte le crisi possibili.
Il lento percorso della madre verso la sua fine, come lo sfondo di un desktop (in genere non mèro ornamento, ma rivelatore di almeno un aspetto del proprietario del computer), accompagna esistenze ed episodi dei vari personaggi, componendo in tal modo la partitura musicale di un grande film, capace di mostrare come la complessa quotidianità di ogni vita, qui delineata nel momento del profondo dolore di un trapasso, possa e debba entrare nella versione pubblica delle nostre giornate, in particolare sfondi la porta non sempre aperta del cinema, con tutte le conseguenze del caso.
È così, infatti, che, pur nel rigore cronologico dell'azione, saltano spesso i piani temporali, i cui livelli si intrecciano e si intersecano quando meno te l'aspetti, portando sullo schermo poesia, cronaca, analisi psicologica, filosofia, tutte manifestazioni possibili di un cinema alto, quale quello di Nanni Moretti.
Il suo film è un invito sia a pensare alla morte sia a lasciarsi andare alla vita, quasi un flusso di coscienza alla James Joyce (Ulysses docet), in cui gli attori sono pedine indispensabili e tutti, a loro modo, straordinari. John Turturro è a suo pieno agio in quel ruolo, Giulia Lazzarini recita dal letto d'ospedale illuminando sempre la scena con energica dolcezza, Margherita Buy è da premio per intensità e capacità espressiva.
Infine, Nanni Moretti. Guardando Mia madre vengono in mente, tra gli altri, Ingmar Bergman, Sergio Leone e François Truffaut, ma non sembrano modelli per il regista, semmai illustri Maestri predecessori da lui felicemente assimilati nella sua arte. Sempre nuova, eccellente, pressoché perfetta. Una svolta, dopo Habemus Papam.
Quindi, ammesso che egli accetti un consiglio, noi immodestamente gli suggeriamo, nella prossima opera (fra quattro o cinque anni?), di svoltare ancora: unica via, il cambiamento, per evitare il Midcult e rimanere nella sfera dell'arte. Ma di questo, siamo certi, Nanni Moretti è fin troppo cosciente.
 
Mia madre
di Nanni Moretti.
Con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Tony Laudadio, Lorenzo Gioielli, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Monica Samassa, Vanessa Scalera, Davide Iacopini, Rossana Mortara, Antonio Zavatteri, Camilla Semino, Domenico Diele, Renato Scarpa.
Drammatico. Durata 106 min. - Italia, Francia, Germania 2015 - 01 Distribution.
In sala dal 16 aprile 2015.

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