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Ex Machina, di Alex Garland: la brama di vivere di ogni intelligenza

  • Scritto da Enrico Zoi
Caleb (Domhnall Gleeson), informatico presso un grande motore di ricerca, viene prescelto per trascorrere una settimana nella residenza di Nathan (Oscar Isaac), suo datore di lavoro, fondatore della società e inventore dell'algoritmo di ricerca. L'abitazione di Nathan è isolata in mezzo a una natura sconfinata e ha i connotati architettonici dell'ascetismo claustrofobico: quando Caleb vi giunge, si rende conto che il viaggio-premio comporta in realtà la partecipazione ad un importante esperimento. Da molti anni, infatti, Nathan sta lavorando alla creazione di un'intelligenza artificiale: il compito di Caleb è testare l'efficacia dell'ultimo modello, in maniera da comprendere se l'obiettivo del suo capo sia stato o meno conseguito. È così che Caleb conosce l'automa Ava (Alicia Vikander), grazioso umanoide di sesso femminile, il cui corpo in parte è ricoperto da pelle e in parte ha i circuiti interni visibili. Ava pensa, riflette, ragiona ed è ben consapevole della sua condizione. Man mano che trascorrono i giorni, Caleb si rende conto che, in quella dimora e in quella situazione, qualcosa proprio non quadra. Molti i segnali: Nathan sempre più spesso sbronzo, le numerose stanze alle quali non gli è consentito accedere, certi inquietanti dialoghi con Ava. Più che un viaggio-premio o un test, si tratta di una sfida. Questi i territori narrativi di Ex Machina.
Alex Garland (già sceneggiatore di ottimi film, quali, ad esempio, Sunshine, 28 giorni dopo e The Beach) debutta dietro la macchina da presa con un'opera che, pur essendo ampiamente perfettibile, ha una sua precisa dignità e un suo interesse cinematografico.
Il duello a tre fra Nathan, Caleb e Ava affila le armi della dialettica, del sottinteso e del sotterfugio, del sottile scontro dialettico, del gioco delle parti. La fantascienza di Ex Machina è psicologica e letteraria, apocalittica e integrata, post moderna e ottocentesca, proiettata al futuro e, insieme, saldamente ancorata e cosciente di un passato che, nella fattispecie, si identifica nella speculazione sui temi dell'intelligenza artificiale, dei robot e della ricreazione della vita che altri hanno già ampiamente percorso e trattato negli anni e nei secoli.
Lodevole questo collegamento biunivoco in un'epoca in cui troppo spesso i nuovi cineasti si credono i migliori e, invece, talvolta sono semplicemente gli ultimi arrivati. Il quarantacinquenne inglese Garland, giovane ma non giovanissimo, non a caso pure autore di romanzi (The Beach, The Tesseract, The Coma), non è fra loro e si astiene dalla presunzione: per questa ragione, ha molti punti in più degli altri e, anziché l'ultimo arrivato, potrebbe diventare, con un gioco di parole, il “primo partente” per nuovi lidi filmici.
Il suo Ex Machina, con lo scienziato un po' folle che supera i confini del lecito e della morale, il giovane informatico “so-tutto-io” incline ai sentimentalismi e il conturbante e affascinante umanoide, freddo gestore della sua intelligenza artificiale e della sua brama di vivere, è infatti un gradevole e complessivamente ben costruito esordio nella regia, ed è anche un agglomerato di ricordi e citazioni letterarie e cinematografiche: dal Golem a Frankenstein, da Barbablù a Ocean's Eleven, dalla strana coppia Stanley Kubrick / Steven Spielberg di A.I. a Isaac Asimov, dalle serie tv Black Mirror e Z-Nation a Jurassic Park, da Luigi Pirandello al Metropolis di Fritz Lang, fino – perché no? - allo Spike Jonze del cortometraggio I'm here (peraltro una delle cose migliori del regista di Her), per un elenco che sicuramente potrebbe continuare.
Ricordi e citazioni, abbiamo scritto: e se invece, per il Garland di Ex Machina, si trattasse di riuscita sintesi del passato culturale prossimo e remoto e della possibilità concreta, come si diceva, di essere il “primo partente” per nuovi lidi filmici? Proviamo a fidarci?
 
Ex Machina
regia di Alex Garland.
Con Domhnall Gleeson, Oscar Isaac, Alicia Vikander, Sonoya Mizuno, Chelsea Li, Corey Johnson, Evie Wray, Deborah Rosan, Symara A. Templeman, Elina Alminas.
Drammatico. Durata 108 min.
Usa/Gran Bretagna 2014 – Universal Pictures.
In sala dal 30 luglio 2015.

@il_trillo

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