A+ A A-

Paolo Villaggio a teatro: “Mi piacerebbe tanto non andare al mio funerale”, intanto lasciatemi divertire!

  • Scritto da Enrico Zoi
Paolo Villaggio e la sua nuova commedia Mi piacerebbe tanto non andare al mio funerale, in coppia con Pino Strabioli: così recita il programma del Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio (Firenze) per l'inaugurazione della stagione di prosa 2015/2016 di sabato 24 ottobre. Un'anteprima toscana che l'attore genovese presenta alla sua maniera: «Non c’è nulla da ridere, non c’è nulla di serio, non è uno spettacolo, è soltanto una truffa, ma venite a vederci, lo facciamo per soldi, ormai siamo poveri e abbiate pietà. Su internet mi hanno dato per morto un'altra volta, è ancora presto, ma prima o poi accadrà. Solo non capisco tutta questa fretta. Vorrei scegliere io il quando e il come, ma vedo che non ci si può adeguatamente difendere dai maleducati da tastiera e Internet rimane un postaccio. Quindi mi metto l’anima in pace e mi godo il mio funerale. Per noi ultraottantenni l’atmosfera funeraria è meglio del Gerovital. Ai funerali ci abbracciamo, ci guardiamo, lasciamo andare via gli amici cari e in silenzio, senza dare troppo nell’occhio, ci chiediamo con rito apotropaico a chi toccherà la volta successiva».
Premessa doverosa, attesa legittima da parte del pubblico, finché, come un mazzo di carte appena mischiato e tagliato, tutto si scombina, i fanti cadono a terra, le regine sono un ricordo lontano, il sette bello ma chi l'ha visto?, e il re è improvvisamente nudo.
Nudo, in caffettano e in attesa degli spettatori, adagiato su una poltrona vagamente barocca, simbolicamente in pole position poiché davanti alla linea del sipario, quindi con una collocazione da show must go on teoricamente all'infinito. È ovvio che il re è Paolo Villaggio, che il pubblico è la sua corte omaggiante, come i Magi di cristiana memoria, e che gli altri, in primis il compagno di strada Strabioli, sono pedine che egli muove a seconda dell'umore e dell'ispirazione del momento.
Ed è qui che si gioca la partita del gradimento o meno da parte della sala gremita, che non si aspetta di prendere posto con il protagonista della serata già sul palco che la guarda e che si domanda cosa si troverà dietro il sipario ancora chiuso. Un gradimento che ossessionerà Villaggio più o meno realisticamente per i 90/100 minuti trascorsi nel teatro campigiano.
Che spettacolo sarà? L'attore genovese interpreterà un monarca in trono o un pensionato un po' eccentrico su una panchina stilisticamente sopra le righe per essere una panchina? Il telo coprirà e poi scoprirà una ricca scenografia goldoniana, una band con i controfiocchi o un sobrio duo, tipo violino e fisarmonica? E lo spettacolo sarà comico o tragicomico?
Alla fine, quando tutti si sono accomodati tra palchi e platea, ci si rende conto della dura e semplice realtà. Con noi, accompagnato da un Pino Strabioli vigile, eppure spaesato egli stesso, c'è soltanto Paolo Villaggio, impegnato a celebrare il suo grosso grasso matrimonio ligure con il pubblico, tra deliri di impotenza, bagni di umiltà e scatti di orgoglio senile.
Ne nasce un ameno, grottesco e divertente minestrone, gradevole ed accettabile soprattutto per la potente massa artistica e per l'adorabile storia del protagonista, il quale – questo, sì, era prevedibile – non si cura delle regole, dell'etichetta e dei ruoli e, consapevole di avere portato a teatro solo se stesso, una dozzina di belle fotografie e un paio di spezzoni cinematografici di Fantozzi, peraltro eternamente esilaranti, prende in pugno la situazione e conduce ogni possibile danza della serata.
Niente commedia né copione, dunque, nessuna band. Non c'è una trama, ma un uomo che forse trema e cerca di non darlo a vedere andando all'assalto di un pubblico che ha risposto numeroso ed entusiasta al suo invito.
È così che si passa la sera non scolando il Barbera di Giorgio Gaber, bensì l'aneddotica di Villaggio sull'amato amico Ugo Tognazzi, grande artista, pessimo cuoco e perfino poeta. E poi mettendo agli atti, per chi non ne era a conoscenza, la giovanile frequentazione umana e professionale dell'attore genovese con Fabrizio De André e Silvio Berlusconi, oppure apprezzando la fulminante ironia sui funerali, un'ironia che si nutre sia dell'Aldo Palazzeschi del Controdolore (1913), sia del Mario Monicelli del primo Amici miei (1975). Quindi annuendo all'affermazione per cui “la televisione ipnotizza tutti e ha abbassato la cultura” e accettando alcune disincantate pseudoconfessioni sul suo personaggio più popolare (“Fantozzi sono io, l'ho esasperato e ci ho fatto una fortuna”) e sulla timidezza. Tuttavia rimanendo un po' sorpresi dalle categoriche tesi per cui il cinema italiano si sarebbe fermato alla Grande guerra (1959) di Monicelli e oggi sarebbe “di terza categoria e senza premi”. Libero ovviamente di pensarla come meglio crede, ma dov'era il buon Villaggio quando Nanni Moretti vinceva la Palma d'Oro a Cannes con La stanza del figlio o Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino ricevevano l'Oscar rispettivamente per Mediterraneo e La grande bellezza?
E il bravo Strabioli? Ogni tanto interrompe il fiume di parole e prova a richiamare all'ordine il protagonista della serata con qualche domanda e con due chicche dal grande schermo, ovvero la scena della martellata sul dito del primo Fantozzi (1975) e quella delle polpette di Fantozzi contro tutti (1980): che cosa vuoi di più dalla vita? Non c'è amaro che regga il confronto!
Mi piacerebbe tanto non andare al mio funerale è dunque un non-spettacolo, i cui pregi e difetti devono essere accolti e, se possibile, interiorizzati. Lo spettatore è pronto a farlo, poiché, anche solo per la sua presenza in platea e nei palchi, dimostra di amare Paolo Villaggio, irrinunciabile one man band, uomo sandwich, istrione, re in trono nel bene e nel male. O forse al di là.

24 ottobre 2015, ore 21
Teatrodante Carlo Monni
CAMPI BISENZIO (FI)

Mi piacerebbe tanto non andare al mio funerale
di e con Paolo Villaggio e Pino Strabioli.
Regia Pino Strabioli

@il_trillo

per scrivere a iltrillodeldiavolo.it invia una mail a info@iltrillodeldiavolo.it o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".