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Un coperto in più: la commedia di Maurizio Costanzo alla ricerca della Luisa perduta

  • Scritto da Enrico Zoi
Maurizio Micheli e Stefano Bicocchi, in arte Vito, portano in scena Un coperto in più, di Gianfelice Imparato, commedia brillante e surreale su testo di Maurizio Costanzo, racconto di un rapporto a tre con domande e risposte fatte a una sedia vuota. Ad accompagnarli sul palco l'ottima Loredana Giordano e la volenterosa Alessia Fabiani
In breve, la storia: un ricco gioielliere (Vito) conduce con sua moglie Luisa una vita coniugale apparentemente tranquilla e felice. La moglie è una donna bella e sensibile, piena di charme, insomma una donna eccezionale, tanto eccezionale che non esiste più o è scomparsa tempo prima o forse non è mai esistita. Un giorno arriva un piccolo imbroglione (Micheli) che campa alla giornata tentando di rifilare gioielli falsi, ed è proprio nel tentativo di vendere un anello che si ritrova a entrare in questa incredibile famiglia, dove la padrona di casa non esiste. Parte a questo punto un vero e proprio rapporto a tre assolutamente reale con tanto di dialoghi con una sedia vuota. Finché i due uomini, all'inizio su rette esistenziali parallele, cominciano amichevolmente a convergere. «In Un coperto in più  - spiega Costanzo - si parla di una donna che è andata via, ma della quale il suo uomo non riesce a fare a meno, al punto da immaginare che mangi con lui a tavola. Lei, infatti, ha il posto con piatti, bicchieri e posate. È un po’ il problema di sempre degli uomini: il desiderio di una donna che forse non c’è e immaginare che comunque questo incontro possa accadere, dando corpo alla fantasia. Per anni sono state le donne a immaginare l’uomo che non c’era. Io ho ritenuto di fare il contrario, con assoluta convinzione».
«Una commedia dalle geometrie simmetriche»: così la definisce Giorgio Prosperi sul 'Tempo' nel 1972 al debutto. Il successo di allora è straordinario, di pubblico e di critica. Oggi, a riproporla ai nostri giorni, è Gianfelice Imparato, grande attore di teatro e di cinema, che dirige con ironia e stile due interpreti molto amati e apprezzati dal pubblico: Maurizio Micheli e Vito.
La pièce è una commedia dell'assenza e della presenza. Attraverso i dialoghi dei presenti definisce la loro sottile angoscia, che però si stempera nella levità di una recitazione che non arricchisce un testo già soft nella sua ironia, ma ne esalta le bollicine e il loro sentore, comunque frizzante e fragrante. A condire l'insieme delle due solitudini maschili, un ruolo importante è giocato dall'attenzione marcata verso le parole e la correttezza linguistica, che attinge, data l'epoca della scrittura del testo, non certo a Nanni Moretti (ancora di là da venire), bensì ai grandi giocolieri lessicali, tipo Fratelli De Rege e/o Walter Chiari/Carlo Campanini, o Marcello Marchesi, benché in maniera meno farsesca, come filtrata dai baffetti di Costanzo. Non senza una citazione del celebre sketch del Sarchiapone, cavallo di battaglia sempre di Chiari e Campanini.
Manca la gravità nella pièce, sostituita dalle ali di un copione che, in ogni caso, sa evidenziare la non spensierata fanciullaggine dei due bravi protagonisti maschili, a mano a mano sempre più amici: più classico e (apparentemente) compassato Micheli, cinetico e proteiforme Vito.
Gli spunti di riflessione non scarseggiano, la prospettiva appare nel complesso incerta, ma forse è solo volutamente indefinita al cospetto di una presenza/assenza che, lungi dal ricondurre alla donna angelicata stilnovistica o petrarchesca (il primo modello al quale siamo ricondotti dalla cultura italiana e, perché no?, dalla memoria), si svela forse nel significato del proprio nome. Luisa è infatti associata al concetto di 'vittoriosa in battaglia' e di 'donna illustre': è dunque una primadonna colei che c'è e non c'è, non una figura qualunque. Cercarla per il dialogo, per la compagnia, per l'amore, accoglierne anche il surrogato, come accade nella commedia, non è quindi un impegno da poco per i due uomini, è piuttosto quasi una missione, una ricerca di una ragione (esterna a sé) per giustificare la propria esistenza. Luisa, che vi sia o meno, è energicamente vitale e, come tale, la percepiscono i protagonisti maschili, i quali devono credere che, in un modo o nell'altro, la donna vi sia, per poi dare alla situazione quel senso di leggerezza e levità di cui si diceva in precedenza, necessario per sopravvivere. Se così non fosse, se, tra assenza e presenza, non ritenessero possibile almeno un'intermittenza di verità di Luisa, che angoscia sarebbe quella sedia eternamente e, soprattutto, autenticamente vuota!
 
6 novembre 2015, ore 21
Teatrodante Carlo Monni
CAMPI BISENZIO (FI)

Un coperto in più
di Maurizio Costanzo
con Maurizio Micheli, Stefano Bicocchi (Vito), Loredana Giordano e Alessia Fabiani
Regia Gianfelice Imparato 

Produzione La Pirandelliana

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