A+ A A-

Un Palazzo e la Città: la storia di Firenze secondo Ferragamo

  • Scritto da Enrico Zoi
Ferragamo, la locandinaLa nuova mostra del Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, aperta lo scorso 8 maggio e visitabile fino al prossimo 3 aprile nella consueta sede espositiva di Palazzo Spini Feroni, è dedicata questa volta proprio al superbo immobile che ospita la sede delle attività della gloriosa casa di moda. L'occasione è data dalle celebrazioni del 150° anniversario di Firenze Capitale (1865-1870) e il titolo non poteva che essere Un Palazzo e la Città. Il punto di partenza della mostra, ideata e curata da Stefania Ricci e Riccardo Spinelli, sta in un desiderio di storia che dimostra una volta di più il collegamento di Ferragamo con le radici di Firenze, dove il 'calzolaio delle stelle giunse' nel 1938, scegliendo uno dei cuori del capoluogo toscano, sia per quanto riguarda le vicende cittadine, sia per essere la location dell'incontro fra Dante e Beatrice: più a Firenze di così!
«Il secolare Palazzo Spini Feroni viene restituito alla città, attraverso una mostra esperienziale dedicata alla sua storia»: la parola chiave, in questo semplice abstract, è 'esperienziale'. Un Palazzo e la Città, nonostante il soggetto all'apparenza cattedratico, è, come nella migliore tradizione del Museo Ferragamo, un'autentica esperienza, che fa vivere processi ed esiti (delle storie, dell'arte, dei personaggi, delle scarpe, della cultura) dall'interno, rendendo il visitatore partecipe del racconto. Qui si riconosce l'eredità del grande artigiano, quasi, con un gioco di parole, una sorta, in piccolo, di Giano felicemente bifronte, che sa guardare il futuro e il passato e, in quanto dio della porta, l'interno e l'esterno della realtà.
In tale prospettiva, la mostra, che presenta opere d’arte e documenti di grande prestigio provenienti da musei e collezioni private e racconta le complesse vicende storiche del palazzo e dei suoi abitanti, grazie all'allestimento dello scenografo Maurizio Balò, diventa un viaggio nel tempo, in cui si deve ripartire dall'inizio della storia della famiglia Spini (siamo nel 1289) per arrivare alla bella attualità di oggi, un itinerario a ritroso scandito dall'esordio con la riproduzione dell'orologio del Palazzo a grandezza pressoché naturale, le cui lancette si muovono in maniera ben visibile in senso antiorario.
C'è poesia nella narrazione di questa mostra, dalla quale è piacevole gioco estrarre alcune perle, come i busti di Dante Alighieri (che qui aveva evidentemente un luogo familiare, nonostante Geri Spini fosse un suo nemico) e Giovanni Boccaccio, che proprio a Geri dedicò due delle sue novelle. Quasi un ossimoro!
E poi, tanti, tanti quadri che riproducono il palazzo, il ponte e piazza Santa Trinita (Trìnita, non Trinità); quindi la storia di Girolamo Segato, cartografo, naturalista, viaggiatore di inizio XIX secolo che qui abitò e lavorò, inventando una tecnica di pietrificazione dei cadaveri che poi negò all'umanità distruggendo tutti i suoi appunti prima di morire; oppure il lungo elenco dei tanti ospiti dell'edificio sempre nell'Ottocento, quando, fra l'altro, fu celebre hotel, palazzo municipale e prima sede del Gabinetto Vieusseux (molto bella la ricostruzione qui proposta), dal Metternich a Franz Liszt, Mark Twain, Vernon Lee, André Gide, John Singer Sargent, William Dean Howels, Henry James, Oscar Wilde e Diego Martelli.
Interessante anche 24h, videoinstallazione del 2015 ad opera dell'Art Media Studio Firenze di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi: ispirata al diorama del 1806, che ha suggerito l’immagine della mostra, l’opera presenta una giornata di 24 ore all’interno e fuori del palazzo, mettendo in relazione l’edificio con le sue attività e le persone che vi lavorano, alla vita della città odierna.
Finché non si approda alla sala 10, che racchiude alcune opere di pittura e scultura degli artisti che qui esposero nella Galleria Bellini nella prima metà del Novecento (Conti, Viani, De Pisis, De Chirico, Sironi e tanti altri). Splendidi il Giotto e Cimabue di Primo Conti del 1923 e la clamorosa Vergine pazza di Lorenzo Viani del 1930.
Gran finale con la parete di scarpe e le quattro varianti in seta del foulard realizzato da Salvatore Ferragamo nel 1961 su disegno di Alvaro Monnini, dove Palazzo Spini Feroni ci appare un po' come la Marilyn o le Campbell's Soap di Andy Warhol: l'annuncio di un ritorno, con la prossima mostra, alle meraviglie del Calzolaio Prodigioso? Noi lo speriamo: correva l'anno 2013/2014.
 
dall'8 maggio 2015 al 3 aprile 2016
Museo Salvatore Ferragamo, Via Tornabuoni 2
FIRENZE

Un Palazzo e la Città

Informazioni: tel. 055.3562466

Mostra organizzata da Museo Salvatore Ferragamo in collaborazione con ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze Fondazione Ferragamo, con il Patrocinio di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Toscana e Comune di Firenze.

@il_trillo

per scrivere a iltrillodeldiavolo.it invia una mail a info@iltrillodeldiavolo.it o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".