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Joy di David O. Russell, l'America come luogo comune del cinema

  • Scritto da Enrico Zoi
Joy, la locandina del filmJoy (Jennifer Lawrence), protagonista dell'omonimo film di David O. Russell, vive come in una favola, quasi una Cenerentola del terzo millennio: sogna un principe, ma si ritrova in una situazione familiare decisamente complicata, dovendo convivere con l'invadente sorellastra Peggy (Elisabeth Röhm), con cui non va esattamente d'amore e d'accordo, con il padre Rudy (Robert De Niro), assolutamente incapace di gestire una normalità familiare. Il padre si ripresenta dopo qualche anno di assenza per riaccoppiarsi subito con una nuova fidanzata, Trudy (Isabella Rossellini), con una madre, Terry (Virginia Madsen), persa nelle soap opera, e con un ex marito, Tony (Edgar Ramirez), con il quale i rapporti sono assai migliorati dopo il divorzio. Ha un'amica fedele, Jackie (Dascha Polanco), e un'adorata nonna, Mimì (Diane Ladd). Joy, lavoro a parte, trascorre buona parte della sua giornata a passare lo straccio sul pavimento. Da qui l'idea, una delle tante che, fin da bambina, le frullano nella testa, di brevettare un mocio rivoluzionario, chiave di volta dell'intreccio e motore dell'incontro con l'affarista Neil Walker (Bradley Cooper).
Joy è una storia molto, ma molto americana, in cui trionfa il déjà vu. Della serie: tutti hanno un'opportunità, anche Cenerentola, anche l'ultima ruota del carro, anche chi vive nell'anonimato. Proprio come il personaggio ben interpretato dalla Lawrence, che si conferma bella e brava. La sua vicenda dalle stalle alle stelle, per la quale si può rispolverare il vecchio motto latino per aspera ad astra, diventa un fulgido esempio di film luogocomunista, un convenzionale di buona qualità, un 'già visto' del quale non si sentiva né il bisogno né la mancanza, ma che non può fare del male, non fosse altro per la professionalità degli attori.
Con due eccezioni: la Rossellini, per la quale auspicheremmo un ritorno, età permettendo, all'impatto del Velluto blu di lynchana memoria; e il grande vecchio, quel De Niro che deve avere diversi mutui da pagare e svariati figli da mantenere (non bazzicando il gossip, non siamo informati sull'argomento), problemi personali che evidentemente lo rendono disponibile a presentarsi, di film in film, come la caricatura o la fotocopia di se stesso. Costernati, ci viene voglia di chiedergli, come il Travis Bickle di Taxi Driver: “Stai parlando con me?”. Cioè, tu che sei uno dei più grandi attori della storia del cinema, ti rivolgi in questa maniera a un fan della prima ora? C'eravamo tanto amati e la storia finisce qui.
Tornando al film di Russell, mettiamo agli atti due ore senza pensieri, ma con qualche messaggio edificante, del tipo: “le idee sono niente senza amici” oppure “benché tutto remi contro, il singolo capace e testardo ce la fa”. I colpi al cuore sono un po' telefonati, tuttavia il meccanismo ritmico e narrativo nel complesso si fa apprezzare.
Film figlio di tempi ingrati verso la profondità di campo e di riflessione, tempi ricchi, al contrario, di liberi volteggiamenti in superficie, Joy ci ricorda che la vita può pure essere una favola. Se è questo che cerchiamo, qui siamo nel posto giusto, nel suo genere quasi perfetto.
C'era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva "raccontami una storia", e la serva incominciò '"C'era una volta un re, seduto sul sofà..".

Joy
di David O. Russell.
Con Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Edgar Ramirez, Diane Ladd, Virginia Madsen, Isabella Rossellini, Dascha Polanco, Elisabeth Rohm, Susan Lucci, Laura Wright, Maurice Bernard, Jimmy Jean-Louis.
Biografico. Durata 124 min. - USA 2015. 20th Century Fox.
In sala da giovedì 28 gennaio 2016.

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