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Al Poli si canta: nasce sotto la guida di Giorgio Guiot il nuovo coro del Politecnico

  • Scritto da Monica Linty

Chi si accinge a lasciare le mura del Politecnico di Torino un comunissimo martedì dopo le otto e mezza di sera si aspetterebbe di incrociare fra i corridoi qualche viso sconsolato di chi ha trascorso l‘intera giornata davanti a una simulazione al computer o chino sui banchi di un’aula studio, o magari di incappare nei rimproveri di un inserviente che cerca di far sgombrare le aule ancora occupate per renderle di nuovo linde e profumate entro la mattina dopo. Nessuno penserebbe di imbattersi in una decina di entusiasti coristi che intonano un canto popolare a quattro voci nell’androne delle scale, interrotti dagli applausi degli altri trenta compagni che hanno appena concluso le prove insieme a loro nell’aula accanto.
Un coro universitario che unisca studenti, ricercatori, dottorandi e professori, era proprio quello che mancava al Politecnico per migliorare la qualità della vita dei suoi frequentatori che così spesso si lamentano delle loro fatiche giornaliere. Perché se fare musica è davvero, come si dice, la pillola della felicità a dimostrarlo ci pensano i sorrisi di Xiao Yne e Wen Xin, studentesse cinesi di ingegneria edile che dopo 10 ore passate a rimbalzare fra un’aula e l’altra hanno ancora le energie e la concentrazione necessarie per imparare qualche sconosciuto canto italiano, francese o inglese. E insieme a loro lo dimostrano Nicola e Daniele, dottorandi iperimpegnati che fra conferenze, articoli e tesisti impazziti trovano il tempo di progettare accompagnamenti strumentali e suggerire nuovi esperimenti al Maestro.
Tutti loro, insieme ad una quarantina – in futuro si spera anche di più – di studenti e professori, formano il Coro del Politecnico, neonata formazione guidata dai Maestri Giorgio Guiot e Dario Ribechi. Stupito dell’assenza di una vera esperienza di musica pratica accanto a tante iniziative di ascolto e condivisione musicale, il Maestro Guiot ha lanciato lo scorso dicembre l’idea di un laboratorio corale che coinvolgesse tutti i membri del polo universitario. Subito accolto con entusiasmo, il laboratorio ha preso forma già nei primi incontri, accogliendo fra le sue schiere un’invidiabile varietà di coristi: italiani, cinesi, iraniani, marocchini, americani...
«Abbiamo optato per un vero e proprio approccio multietnico e multilinguistico - racconta il Maestro - che si riflette anche nel repertorio, per ora prevalentemente incentrato sulla musica etnica». Accanto alla volontà di integrare e unire fra loro tutte le culture che formano il mosaico studentesco del Politecnico c’è il forte desiderio di marcare l’esperienza come “Polito”, integrando l’aspetto artistico e musicale con quello tecnico. Schiere di studenti di informatica ed elettronica sono già pronti a lavorare sullo studio della diffusione del suono o dell’elaborazione elettronica, mettendo a disposizione del gruppo le proprie competenze scientifiche. In attesa che tutte le idee e i progetti convergano e che il gruppo si stabilizzi, il coro rimarrà ancora qualche mese chiuso nell’aula 5D, ma non bisognerà attendere molto per poterlo ascoltare nelle piazze e negli auditorium piemontesi. Sono infatti in via di definizione le prime esibizioni pubbliche previste per l’inizio del prossimo autunno o addirittura di quest’estate.
Ci penseranno loro a sfatare il mito che gli ingegneri non hanno tempo per l’arte e a dare il buon esempio ad altre università italiane, dove la musica è, per il momento, solo quella che si fischietta nei corridoi fra una lezione e l’altra.

@il_trillo

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