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Soleri è ancora una volta nei panni di Arlecchino

  • Scritto da Il Trillo

27 e 28 marzo 2007
Saison Culturelle 06-07
Teatro Giacosa
AOSTA

60° del Piccolo Teatro Goldoni 300

Arlecchino servitore di due padroni
di Carlo Goldoni

regia di Giorgio Strehler
messa in scena da Ferruccio Soleri

È lo spettacolo che batte tutti i record, per la sua teatralità travolgente e perfetta. Record di durata, record di bellezza. Qualcuno l’ha paragonato alla Gioconda, perché, come la Gioconda (o anche come la Ferrari), questo Arlecchino servitore di due padroni è un’icona del genio italico nel mondo.
A New York, fin dai tempi di Ruggero Orlando, nei primi anni ‘50; in Russia, in Corea o in Giappone, dove i giovani si divertono come ad un concerto rock. A Pechino e Shangai, dove sono in tanti a seguire anche le lezioni di Ferruccio Soleri, al Drama and Cinema Academy o alla Scuola dell’Opera di Pechino, per rubare all’ultimo grande interprete i segreti della sua meravigliosa arte scenica. Merito del testo che esprime tutta l’allegria della beffa e l’arte di arrangiarsi per risolvere i problemi più immediati, o per cavarsi d’impaccio con uno sgambetto o una capriola. Merito di Strehler, che l’ha voluto per la prima stagione del Piccolo, il teatro da lui appena fondato con Paolo Grassi nel 1947 e che, da allora, l’ha continuamente rinnovato in una decina di edizioni storiche fino a farne un unicum, uno spettacolo-bandiera che sa mantenere inalterata nel tempo la sua carica di vitalità che va oltre ogni barriera linguistica.
Lo spettacolo in assoluto più amato e più rappresentato ha trovato in Ferruccio Soleri l’interprete ideale, capace di incrociare la fisicità istintiva e il calcolo furbesco di Arlecchino con una tale prodigiosa energia creativa da emanciparne il ruolo da quello iniziale di servo a quello di sublime maestro d’imbrogli.
«Il mio Arlecchino è lui - diceva Strehler di Soleri - personaggio ormai affrancato dal tempo che passa. È lui, perché come il teatro, come i comici, sa rinascere sempre nuovo, sempre unico».
Fu a New York, nel ’63, la prima volta di Ferruccio Soleri come Arlecchino, e pochi mesi dopo a Villa Litta, ad Affori, con Valentina Cortese, la sua “prima” italiana. Ricorda Soleri che fu Strehler ad insegnargli tutto in questa quasi incredibile avventura che l’ha portato a fare tutt’uno della sua vita con quella della più celebre maschera della Commedia dell’Arte, col suo costume a pezze multicolori. Da allora sa ritrovare nella psicologia di Arlecchino, in quel suo essere un adulto naïf con spirito da bambino che fa tenerezza e conquista tutti, la forza che lo convince a fare ancora e ancora, ogni sera, salti acrobatici. Come tanti anni fa, quando la stessa forza aveva convinto lui, nato a Firenze, a dire le parole di un «tipo che, arrivato da Bergamo, aveva imparato a parlare veneziano». Ma uno spettacolo è anche un gioco di squadra e qui, a riempire di estro le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Vera Squarciapino, accanto al Brighella di Enrico Bonavera (pronto ad alternarsi con Soleri nei panni di Arlecchino), alla Clarice di Sara Zoia, al dottor Lombardi di Tommaso Minniti, è una nutrita schiera di giovani, collaudati alla scuola del Piccolo. Sono tanti, spesso impegnati in più ruoli, sempre pronti ad entrare con leggerezza nel complicato ingranaggio della pièce.
Ci sono anche sei musicisti che eseguono dal vivo le musiche di Fiorenzo Carpi. Tutti magnificamente guidati da Ferruccio Soleri che ha da poco aggiunto ai numerosi premi anche un prestigioso Leone d’Oro alla carriera.
Anna Ugliano

Biglietti: 15 euro (ridotto 11 euro)
Informazioni: tel.0165.27.3277 – 3246 oppure al numero verde 800141151 oppure sul sito ufficiale.

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