A+ A A-

Ad occhi chiusi per "Morte di Minotauro"

  • Scritto da Elena Meynet

dal 24 al 27 maggio 2007
repliche ogni mezz'ora
Criptoportico forense e Chiostro di Sant'Orso
AOSTA

Il cast di 'Morte di Minotuaro' al completo
Morte di Minotauro - azione teatrale senza senso
Replicante Teatro
Mamima Swam
coreografie di Cristiana Celadon

Occhi bendati, legati in cordata o guidati da mani sconosciute, gli spettatori - protagonisti di 'Morte di Minotauro' sono al centro dell'azione, che attraverso clangori, spostamenti d'aria, suoni percussivi racconta la vicenda dell'essere mitologico imprigionato nel labirinto sull'isola di Creta.
La musica è frutto della creatività di Luca Casella, presidente valdostano dell'Unione italiana ciechi, che è anche pianista, cantante e compositore. Insieme all'attore Andrea Damarco e 'Replicante Teatro', con i musicisti ed i ballerini di 'Mamima Swam' di Matteo Cigna, e con l'apporto della coreografa torinese Cristiana Celadon. Il progetto, sostenuto dall'assessorato regionale alle politiche sociali, si realizza in quattro giorni, con spettacoli della durata di mezz'ora, dal 24 al 27 maggio nel Criptoportico forense e il 27 maggio anche nel Chiostro della collegiata di Sant'Orso di Aosta.
Attorno al pubblico, non più di quattordici persone per volta, si svolge un'azione che ciascuno può percepire con tutti i sensi, esclusa la vista.
Nel buio di una maschera in stoffa, si acuiscono le percezioni, si disegnano nella mente sensazioni che possono andare oltre la narrazione, in una scoperta di sé e dell'ambiente circostante che cambia totalmente la prospettiva abituale. Questa «azione spettacolare senza un senso», proposta da 'Mamima Swam' e 'Replicante Teatro', è il frutto di un lavoro collegiale di molti mesi, il risultato dell'unione di esperienze diverse e complementari, che si sono tradotte di suoni ed azioni grazie ad un dialogo fitto e costante: «ho rimesso in gioco tutte le convinzioni che la società ha maturato su chi vive come me nel buio - spiega Luca Casella - la luce del cuore è quella di chi non vede, ecco come nasce la falsa retorica, che rende un lenzuolo candido vergato da frasi false di piombo che lacerano la verità. Io dopo anni di fratture mi sono sentito realmente un tassello di un mosaico, una persona che vede come chi lo circonda. Emozioni raccolte in una bisaccia di una sera, per superare il deserto del non sapere».
Le ultime prove prima di andare in scena
Tutta la vicenda immerge le sue radici nel mito di Minosse, re di Creta, che offese Poseidone, dio del mare, rifiutando di sacrificargli il consueto toro. Per vendicarsi, il dio suscettibile fece innamorare dell'animale la moglie del re, Pasifae, che ne ebbe un figlio mostruoso: il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro. Ogni nove anni al figlio bestiale Minosse sacrificò sette ragazzi e sette ragazze che Atene doveva pagargli in tributo. Il tormento ateniese finisce quando Teseo, l'eroe, si unisce alla spedizione dei fanciulli, ma aiutato da Arianna, figlia di Minosse innamorata, riesce ad uccidere il mostro ed uscire illeso dal labirinto di Cnosso.
Buio era il labirinto, cieco è oggi il pubblico: quattordici erano le vittime, quattordici sono gli spettatori. Avvolti da teatro, musica, danza sciolti insieme, quattordici per volta iniziano il viaggio che «va consumato a piedi - specifica Andrea Damarco - perché così si compiono gli spostamenti importanti. Si deve procedere lentamente, centimetro per centimetro, centellinando gli atomi di un percorso». Ed è un viaggio al buio, questo, «un viaggio da cui possono affiorare le nitide luci di una narrazione corale che si rivolge al corpo prima che alla mente, ai sensi prima che all'intelletto. E' uno spettacolo che si spalanca dentro e non fuori lo spettatore. E' uno spettacolo in movimento che attraversa lo spettatore come un pensiero, come un odore, come un'intuizione, è uno scivolare avanti ostinato e costante, in cui il pubblico è attraversato ed attraversa di continuo gli eventi. Eppure, mai si brancola nel buio, ma nel buio ci si sposta, si procede, e nel buio ci si sofferma a considerare la propria condizione di miopia nei confronti delle cose, una miopia che si risolve rinunciando a guardare, scegliendo di vedere». 'Morte di Minotauro' è «un tuffo nel buio per immergersi dentro ad una storia da ascoltare con tutto il corpo lasciando che, l'esperienza, dalla pelle salga alla testa, come un'ubriacatura sensuale ed imprudente»

@il_trillo

per scrivere a iltrillo.eu invia una mail a info@iltrillo.eu o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".