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L'Ammaliata di Giuseppe Bonifati alla Festa d'Africa

  • Scritto da Il Trillo
17 settembre 2010, ore 21,15
Festa d’Africa Festival 2010
Teatro Palladium
ROMA

Ammaliata
Orchestra popolare per coro di sei voci e tre seggiole

Ogni tema superstizioso viene da lontano, rievoca distanti visioni del mondo e immagini seppellite, e ci sarebbe da chiedersi qual è il loro naturale significato e la loro funzione all’interno di un’epoca che trova sempre più i suoi fondamenti nella tecnologia.

Il regista e attore Giuseppe L.BonifatiChe apparentemente respinge tali immagini e tuttavia ricorre quotidianamente ad esse. Mi piace ricercare una spiegazione di questo genere negli studi di antropologia: le pratiche superstiziose appaiono come particolari meccanismi di difesa e di rassicurazione, attraverso i quali gli individui o i gruppi immaginano giustificazioni dei loro fallimenti o incertezze.
E’ caratteristica in questo senso, la diffusa credenza del malocchio, rapportata all’azione indeterminata di un’energia estranea e particolarmente influente. Fra le credulità greche ereditate dalla nostra società agricola e pastorale del passato, riconducibili al malocchio, vi è una forma particolare, molto diffusa nel meridione d’Italia, un po’ come tutte le pratiche superstiziose: il fàscino (dal latino fàscinum, malìa) - dovuto allo sguardo involontario che colpisce una persona con una lode eccessiva o desiderosa. Questo fenomeno si distingue però dalla jettatura (dal latino jàcio, getto) – che è un cattivo influsso determinato dalla presenza di certe persone.
Alla base di tutto ciò sono gli occhi, come centro dal quale può promanare l’influsso, positivo o negativo. Attualmente si chiama affascinante un personaggio capace di attrarre la nostra attenzione e simpatia per le sue qualità fisiche e intellettuali.  I miei riferimenti a questo argomento, premetto, sono riconducibili alle ricerche effettuate nei miei luoghi d’origine, ovvero l’Alto Ionio cosentino, in quanto non esiste dal punto di vista regionale una pratica o definizione valida per tutto il territorio calabrese. Ogni comunità ha la propria lingua, quindi differenti parole, differenti aggettivi, differenti gesti, differenti modi di comunicare intorno a tale argomento. Ogni cosa muta nel raggio di pochi chilometri, benché fondamentalmente, vi siano basi comuni. L’universo meridionale, non riconosce i limiti geograficamente imposti, va oltre. E’ l’avanzo di una civiltà precedente lasciata a sé: una sottocultura contadina che si tramanda oralmente e senza dare troppo nell’occhio. Come negli anni sono arrivate alle generazioni successive, filtrando quasi sottoterra, le pratiche popolari usate per essere sanati dal “fascino” o dal malocchio. Esistono vari rituali, tutti molto segreti, (alcuni inseriti nel testo) che vengono rivelati solo in circostanze particolari, come la Notte di Natale. Ma torniamo un attimo indietro…
“Ammaliata” è l’appellativo col quale viene designata una persona che è stata colta dal fascino a motivo della sua avvenenza o semplicemente per invidia. Ciò è solitamente causa di malessere diffuso, spossatezza, inappetenza e alle volte febbre. Esistono formule di scongiuro in grado di placare ciò. Queste consistono fondamentalmente nel recitare alcuni versi seguiti dal segno della croce e alcune preghiere, solitamente il padre nostro, l’avemaria e il gloria al padre. Questi riti sono molto praticati in tutta la Calabria e fanno parte di un gruppo di credenze popolari ben più ampio, ancora in vita. Le varie forme e procedure di questi riti non si contano neppure. C’è da dire ancora che queste sono in relazione con una complessa simbologia mitico-religiosa presente tutt’oggi. Infatti nella molteplicità delle varianti, presenta collegamenti con la sfera religiosa (la Notte di Natale, giorno in cui vengono svelate le formule; il numero delle preghiere, tre…)
Ho avuto la fortuna di assistere parecchie volte a pratiche di questo tipo e di venire a conoscenza diretta delle formule. Non ho mai giudicato né è mio intento farlo ora, tutto ciò. Riconosco invece il fatto antropologico e rimane la profonda curiosità che mi ha spinto a scrivere sul tema della fascinazione. La stessa curiosità con la quale, non ancora adolescente, ascoltavo queste storie. Alla base di questo lavoro sono dunque gli occhi.
Giuseppe L. Bonifati

Spettacolo Vincitore del Bando di produzione “ETI-I Teatri del Sacro 2009” 

 
Ammaliata
Orchestra popolare per coro di sei voci e tre seggiole

composta e diretta da Giuseppe L. Bonifati
con Luigi Tabita, Fabio Pappacena, Maurizio Semeraro, Roberta De Stefano, Adele Tirante, Neilson De Abreu Bispo Dos Santos

@il_trillo

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