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Nasce a Firenze una nuova stagione: il Teatro Lumière

  • Scritto da Enrico Zoi

dal 5 novembre 2010 al
Teatro Lumière, via di Ripoli 227
FIRENZE

Quando nasce un teatro l'applauso parte da sé. In automatico. È un raggio di sole nei tempi bui. A Firenze il 5 novembre parte la prima stagione del Teatro Lumière, che fino ad aprile mette in fila un cartellone di ottima qualità: fra gli altri, Edy Angelillo, Alessandro Riccio, Manuelita Baylon, Adelaide Foti, Marco Predieri (che del teatro è anche direttore artistico), Andrea Muzzi, Marco Zannoni, Leonardo Brizzi e Alessandro Benvenuti.

Il cartellone

Come nasce l'idea di aprire un teatro e soprattutto come ci si riesce dati i tempi? L’idea nasce da una concomitanza di fattori – risponde Marco Predieri -: il recupero di parte della proprietà, la parrocchia di S. Bartolomeo, del vecchio cinema, peraltro chiuso solo durante i lavori che negli ultimi anni l’hanno trasformato in uno teatro, con un bel palcoscenico, attrezzature tecniche, nuovi camerini e spazi di accoglienza per il pubblico; poi c’è la passione di Paola e Maurizio Del Buffa, che operano qui dagli anni '70, ereditando la guida della più antica filodrammatica fiorentina, la Compagnia Giosuè Borsi, e infine il mio incontro con loro per alcuni laboratori teatrali. Come spesso accade le cose più belle nascono chiacchierando del più e del meno: da una parte c’era l’esigenza di ridare fiato a questa struttura e di organizzare una nuova proposta aggregativa e culturale per Gavinana e viale Europa, quartiere molto popoloso, dall’altra c’erano la mia esperienza di operatore e i miei contatti nell’ambiente. La passione comune ci ha uniti in questa avventura. Ci vuole coraggio e forse anche incoscienza, evitando pianti e recriminazioni, che per quanto possano essere giusti non portano da nessuna parte. Noi avviamo questo progetto senza contributi pubblici, investendo sulle nostre energie, sul volontariato e sul sostegno di Volkswagen Firenze, illuminato gruppo privato che ci permette di coprire le spese di comunicazione. L’entusiasmo e la generosità degli artisti hanno fatto il resto. Quando li contattavo questa estate più di una volta ho avuto le lacrime agli occhi per l’umanità, l’amicizia e la disponibilità che mi hanno dimostrato. Oggi il momento è complicato e credo si debba cercare di fare sempre meno affidamento sull’intervento pubblico. Non che non sia indispensabile, anzi ogni taglio in àmbito di cultura, scuola, spettacolo ed editoria è colpevole e condannabile, ma data la situazione occorre prima di tutto rimboccarsi le maniche e ragionare anche un po’ da imprenditori.

Perché Lumière?
Il nome lo ha individuato Paola Del Buffa, ispirandosi alla vecchia macchina da proiezione a carbone che ancora la proprietà ha in deposito. L’idea è di restaurarla appena avremo le risorse ed esporla nel foyer come un prezioso ricordo del passato della sala. Poi sempre di più gli arredi, ispirandoci al liberty.

Quali criteri hai seguito nel comporre il cartellone?
Qualità e professionalità, nel senso di artigianato della scena, innanzi tutto, ma pure umanità e spirito di squadra, cui ho richiamato tutti i nostri artisti. Il teatro ha senso oggi più che mai se lo si fa per il pubblico, non per le private elucubrazioni di chi lo fa. Così ho cercato di capire quali fossero le proposte che meglio potessero interessare i nostri interlocutori e quale offerta complessiva mancasse nel già complesso e grazie a Dio ricco panorama teatrale fiorentino. Il mio è un cartellone orientato al brillante e alla commedia, che non tralascia temi importanti e richiama a sentimenti ed emozioni. Sorriso, buon umore, riflessione e condivisioni sono le mie parole chiave. Cerco di lavorare per il pubblico, per offrire un’alternativa sociale, aggregativa e culturale valida alla solitudine, spesso inconscia, a cui sempre più ci assuefanno tv, computer e sfiducia nel prossimo. E questo vale tanto per i giovani, anzi di più, che per ogni altra fascia di età.

Tu sei attore e giornalista: quale attività prevale?
Sono sullo stesso piano. In entrambi i casi sono chiamato, sia pure con strumenti diversi, a raccontare la vita, a offrire elementi di riflessione, a essere testimone, anche se può sembrare aulico, del tempo, della società e dello stesso essere umano. Sono due facce di una stessa medaglia che amo molto e che impone responsabilità, mi dà soddisfazioni ma anche tantissime difficoltà, soprattutto economiche. Però la passione è tale che ancora non mi arrendo, né credo mi arrenderò.

Informazioni: tel.055.6821321 

@il_trillo

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