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[r] Mariella Bettarini: “La poesia è un premio a se stessa”.

  • Scritto da Enrico Zoi

Mariella Bettarini, fiorentina, è una delle maggiori poetesse italiane. Si potrebbe dire che della poesia ha fatto una ragione di vita, ma la frase va tradotta: la Bettarini vede nella poesia e nella parola un'occasione di conoscenza, approfondimento, ricerca, sfida e intelligenza, tale da percorrerne il sentiero per l'intero corso dell'esistenza.

Da dove nasce la sua poesia?
Ho iniziato a scrivere a quindici anni in maniera fluviale e psicanalistico-mistica le mie prime poesie, un diario in versi. Partii da un problema familiare molto pesante, un conflitto con mio padre, artista, musicista, con il quale non c'era intesa, cui si aggiunsero questioni tra lui e mia madre. Spesso la poesia nasce così. Le mie poesie di allora erano esclusivamente religiose, per una mia vocazione per la parola/Parola e per superare ansie, angosce, frustrazioni e solitudini: ero molto chiusa, senza amicizie, né amori adolescenziali, solo la poesia e tante letture leopardianamente folli, Leopardi che portai pure alla maturità. La mia religiosità era una difesa e un'aspirazione a qualcosa di più grande di me. Dopo il diploma incontrai il Concilio Vaticano II e papa Giovanni XXIII: la mia fede prese una piega politica. Mi resi conto che la Chiesa aveva tante possibilità. A Roma, dove vivevo allora, conobbi padre Balducci e mi appassionai a una diversa visione della religione e della Chiesa: un Vangelo più che un'istituzione. Le mie poesie presero un versante più ribelle e anticonformista, aiutata anche dalla vicenda con mio padre. I genitori si divisero e io con mia madre tornai a Firenze nel 1965, incrociando nel 1966 l'alluvione e ripartendo da capo con l'attività magistrale. Lavorai tantissimo come maestra, specie nelle prime classi. Entrai poi nella redazione di Città di Vita, rivista dei frati francescani di S. Croce con recensioni e schede critiche, continuando il rapporto con Testimonianze, la testata di padre Balducci: unica donna fra molti uomini, in un ambiente che mi dava tantissimo. Un bagno di bellezza e dibattito: c'era veramente da imparare!

Da allora ventisei libri di poesie!
Il primo fu Il pudore e l'effondersi, del 1966, con Città di Vita. Poi con il '68 crebbe la mia coscienza politica: non mi sono mai iscritta a nessun partito, ma divenni la cosiddetta cattolica di sinistra, come allora usava e come mi piace dire. Dal 1968 al 2008, quando è uscita la mia antologia A parole-in immagini (antologia poetica 1963-2007), passano quarant'anni in cui ho scritto molto e su vari registri. Imboccata la via dell'apertura al mondo e della continua lettura, pubblicavo i miei versi stando sempre molto attenta a scegliere, limando, tagliando. C'era molto laboratorio nel mio lavoro, adesso scrivo un po' meno. Negli anni '70 inventammo la rivista "Salvo imprevisti", con la lettura dei testi altrui e l'interazione: ora si chiama "L'Area di Broca" ed è per me un'esperienza indissolubile dalla mia scrittura. In poesia poi ho scritto "Di nuvole e di rondini", continuando il mio interesse per la polis.

L'opera che meglio la rappresenta?
A parte l'antologia del 2008, una summa involontaria, direi La scelta–La sorte, un libro del 2001 molto corposo, con poesie stranamente a tema (io in genere scrivo poesie senza titolo, numerandole soltanto): amicizia, amore, silenzio. C'era probabilmente da mettere un punto fermo: è un volume in cui ho trasfuso tanto dell'esperienza umana.

Come definirebbe la sua poesia?
Poesia dell'esistere e del resistere. Dell'esistere perché è sempre stata legata alla mia vita, all'umanità. Del resistere, perché in questo mondo in cui la poesia conta quasi niente continuare a tentare di diffonderla in modo realistico è una resistenza importante per chi la vuole fare con gli altri: resistenza e comunanza, condivisione del progetto. Con Gabriella Maleti ho creato la casa editrice Gazebo. Oggi la poesia è in una situazione resistenziale e sappiamo il perché. La poesia non si vende, a parte un po' i grandi autori stranieri più noti. La nostra formula è stare su una tiratura realistica. In Italia non c'è una politica per la poesia, c'è per la narrativa perché poi si vende. I poeti no. Anche Mario Luzi: finita la presenza fisica, la spettacolarità del poeta e del narratore, termina la sua vita letteraria. Prendiamo grandi scrittori del '900 come Landolfi: silenziàti. A maggior ragione i poeti: Amelia Rosselli o Sanguineti hanno nicchie di lettori.

Quali poeti del '900 ha incontrato?
Caproni. Ho frequentato Luzi, che mi ha scritto varie prefazioni e ha collaborato alla nostra rivista. Carlo Betocchi, persona stupenda. Diego Valeri. Fra i più giovani Valerio Magrelli. E poi Andrea Zanzotto, che ho conosciuto nella sua Pieve di Soligo ai primi anni '70: un incontro di grande umanità e ricchezza. Collaborò pure lui alla nostra rivista. Poi Dario Bellezza, la Rosselli, Ignazio Buttitta, Maiorino, Vittorio Sereni, Roberto Roversi e Pier Paolo Pasolini, due mesi prima della sua terribile morte.

Prossimi eventi?
Un autore fiorentino novantunenne, Giovanni Stefano Savino, nostra scoperta, sta pubblicando l'ottavo libro. A fine novembre presenteremo alle Giubbe Rosse la nuova raccolta di Aldo Roda. A Palazzo Medici Riccardi, a novembre, terrò un incontro sull'Archivio delle Voci dei Poeti Italiani, curato dalla casa editrice Morgana di Alessandra Borsetti Venier. Parteciperò a un incontro sulla poetessa bambina Alice Sturiale, morta a dodici anni, con un video di Gabriella Maleti. Uscirà quindi il prossimo numero dell'Area di Broca. La poesia continua: bisogna stare soli quando si scrive, ma poi dobbiamo amare la poesia altrui, in una sorta di poet society, senza rancori, invidie né premi letterari. La poesia è un premio a se stessa.

Mariella Bettarini nasce nel 1942 a Firenze, dove vive e lavora. Insegna per venticinque anni nelle scuole elementari. Dagli anni ’60 collabora a giornali e riviste con scritti di critica letteraria e sui rapporti tra cultura e società. Dal 1998 al 2000 cura per il mensile Poesia la rassegna Donne e poesia, in cui antologizza il lavoro poetico di circa cento autrici italiane dal 1963 al 1999. Nel 1973 fonda e da allora dirige Salvo imprevisti (dal 1993 L’area di Broca). Dal 1984 cura con Gabriella Maleti le Edizioni Gazebo. Suoi testi sono stati tradotti in varie lingue.

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